America Latina, dilagano le proteste in diversi paesi

25 ott 2019

Dagli annunci ai fatti perché la Piazza preme e la situazione resta incandescente. Il Presidente cileno dà il via all'attuazione della prima proposta di legge inclusa nella cosiddetta “Agenda sociale”. Un pacchetto di riforme promesse da Piñera, all'indomani dei violenti disordini scoppiati nel Paese contro il carovita. E in un incontro con la stampa, assieme ai Ministri degli interni e dell’energia, firma il blocco dell'aumento delle tariffe dell'elettricità almeno fino al prossimo anno. Un provvedimento che va a favore dei settori più vulnerabili della società nel tentativo di imprimere una strategia conciliatori con la gran parte della popolazione, stretta tra disuguaglianze e povertà. Spegnere la rabbia popolare sembra l'obiettivo di queste ore di Piñera che però non indietreggia rispetto al coprifuoco imposto in 9 Regioni all'uso dell'esercito e della polizia in strada per sedare violenti. Diverse le denunce di abusi commessi dall'esercito sui manifestanti. In Bolivia, invece, sono i risultati delle presidenziali ad accendere le proteste. Evo Morales si autoproclama vincitore delle elezioni, aggiudicandosi un quarto mandato alla guida del Paese. Ma l'opposizione contesta l'esito elettorale denuncia brogli e organizza proteste in varie città. Opposizione appoggiata da Unione europea, Stati Uniti e dal Consiglio permanente dell'organizzazione degli Stati Americani Osa, che spingono perché la questione venga risolta con un ballottaggio. Proposta finora respinta da Morales. Violente proteste, infine, anche in Honduras per chiedere le dimissioni del Presidente Hernández. Disordini esplosi dopo la condanna per traffico di droga a New York, del fratello minore del Presidente. Secondo l'Accusa, i proventi illeciti sarebbero serviti a finanziare anche le campagne elettorali del Presidente.

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