Amy Coney Barrett nuovo giudice della Corte Suprema

27 ott 2020

Amy Coney Barrett è ufficialmente uno dei nove giudici della Corte Suprema, il sesto di nomina repubblicana, assicurando così una maggioranza che i conservatori non avevano, in queste proporzioni, dagli anni 1930. Il Senato ha votato ieri sera, tutti i Senatori repubblicani, eccetto Susan Collins, hanno votato a favore e i democratici contro, fotografando una spaccatura che non potrebbe essere più profonda ad una settima dal voto del 3 novembre. Amy Coney Barrett prende il posto di Ruth Bader Ginsburg, scomparsa poco più di un mese fa, giudice paladina e pioniera dei diritti delle donne. Nelle ultime volontà, aveva chiesto che si aspettassero le elezioni prima di nominare il suo sostituto, come d'altronde la prassi istituzionale avrebbe imposto anche considerando che, visto il voto anticipato, già quasi 60 milioni di americani hanno espresso la loro preferenza. Ma l'occasione per Donald Trump e per i repubblicani era troppo ghiotta, soprattutto guardando i sondaggi che vedono un percorso difficile per la riconferma del Presidente, ancor di più per la maggioranza che il Grand Old Party ha attualmente al Senato. D'altronde, un Presidente dura 4 anni, un giudice della Corte Suprema, invece, rimane al suo posto a vita e considerando che Amy Coney Barrett ha appena 48 anni, questo può voler dire forgiare una nuova America, un'America potenzialmente molto distante da quella per cui aveva combattuto Ruth Bader Ginsburg. 7 figli, di cui due adottati ad Haiti ed uno con disabilità, cattolica antiabortista, Amy Coney Barrett è fedele come il suo mentore, Anthony Scalia, alla dottrina originalista che prevede un'interpretazione della Costituzione il più possibile vicino allo spirito dei padri costituenti. Un approccio che l'ha portata, negli anni, a prendere decisioni controverse sul controllo delle armi, sull'immigrazione e sugli abusi sessuali. Timori sono stati espressi sulla sua nomina anche dagli attivisti per i diritti Lgbt. Nelle prime settimane del suo mandato, dovrà pronunciarsi già su molte questioni delicate, dalle tasse di Trump, alla costituzionalità dell'Obamacare, all'aborto, fino a potenziali diatribe in caso di risultato incerto delle elezioni. Indubbiamente, la sua nomina è un bel successo per Donald Trump che in appena 4 anni è arrivato a piazzare ben 3 giudici della Corte Suprema, galvanizzano ancora di più la sua base. Per i democratici, invece, si tratta di un affronto senza precedenti che porterà Joe Biden, in caso riuscisse la prossima settimana a conquista la Casa Bianca, a costituire una Commissione per valutare la possibilità di ampliare il numero dei giudici della Corte Suprema, cercando di recuperare un equilibrio che al momento appare indiscutibilmente compromesso.

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