Il cardinale Zen non è mai stato un uomo comodo, un uomo di silenzi e sottomissioni. Il cardinale Zen nei suoi novant'anni non si è mai tirato indietro quando in gioco c'era la libertà. "È stato il mio vescovo per vent'anni, siamo stati amici. Cardinal Zen dal 2003 è chiamato 'la coscienza di Hong Kong'. È il padre nobile del Movimento Democratico di Hong Kong". Arrivato ad Hong Kong su nomina di Giovanni Paolo II nel 1996, nominato cardinale da Benedetto XVI 10 anni dopo, Zen ha dedicato la sua missione pastorale a denunciare i soprusi di Pechino, le discriminazioni nei confronti di cattolici e musulmani, la repressione delle proteste. Si schierò anche contro il Vaticano nel 2018 per gli accordi con la Cina sulla nomina dei vescovi. Durante le manifestazioni del 2019 ad Hong Kong è diventato fiduciario insieme ad altri attivisti del fondo '12 giugno', che cercava finanziamenti per pagare le spese legali di chi veniva arrestato. Il fondo è stato dismesso più di un anno fa, dopo l'entrata in vigore della durissima legge sulla sicurezza nazionale che prevede pene fino all'ergastolo per chiunque sia responsabile di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con le forze straniere. Proprio quest'ultimo reato sarebbe quello imputato al cardinale e ad altri attivisti che ieri sono stati arrestati e interrogati per alcune ore. Immediate le proteste, dagli Stati Uniti al Vaticano che si è detto preoccupato per l'arresto del cardinale, sottolineando di seguire con estrema attenzione l'evolversi della situazione. Zen è stato rilasciato su cauzione, sempre ieri in serata, ma la Cina non ha tardato a far capire che questa vicenda non si chiude qui. L'Ufficio Commissariale che rappresenta il Ministero degli Esteri cinese ad Hong Kong ha espresso in una nota chiara opposizione alle critiche occidentali per l'arresto del cardinale che -ha precisato Pechino- insieme ad altre persone è sospettato di aver cospirato con Paesi e forze straniere per mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Un atto considerato di natura grave che, c'è da crederlo, non resterà impunito.























