Adesso si fa sul serio. L'ex vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, è stato invitato a testimoniare e a fornire documenti nell'ambito dell'inchiesta criminale sul ruolo di Donald Trump nell'assalto al Campidoglio. Il mandato di comparizione, non è noto per quale data, è stato spiccato dal consigliere speciale nominato dal ministro della giustizia per meglio tutelare l'imparzialità dell'investigazione sull'ex presidente. Ed è finora la mossa più decisa nel tentativo di chiarire le sue eventuali responsabilità penali in quel 6 gennaio 2021. Il consigliere Jack Smith, che supervisiona anche l'indagine sui documenti classificati trovati nella villa in Florida, vuol capire se Trump abbia davvero cospirato per restare al potere nonostante sapesse di aver perso le elezioni. Fino alle ore precedenti l'assalto Trump, che non ha mai riconosciuto la sconfitta, aveva anche pubblicamente fatto pressioni su Pence affinché, nella sua qualità di presidente del Senato, non certificasse il risultato elettorale in favore di Joe Biden, portando poi la folla infuriata a chiederne l'impiccagione. Dall'ex vicepresidente quindi i procuratori vogliono sapere cosa Trump disse e fece in privato in quei frangenti. Non si sa se Pence andrà effettivamente a testimoniare o si appellerà alla riservatezza delle conversazioni come hanno provato a fare, senza successo, i fedelissimi della precedente amministrazione ma l'inadempienza al mandato di comparizione raramente comporta più di una multa. Un piccolo prezzo da pagare soprattutto se anche lui correrà per la Casa Bianca nel 2024, sfidando il suo ex capo alle primarie repubblicane.























