Assange, procura Svezia chiede arresto per violenza sessuale

20 mag 2019

La Svezia torna in campo e per Julian Assange si apre un altro fronte. Con una decisione attesa, ma non scontata, l'Ufficio del procuratore svedese ha infatti inoltrato una richiesta formale di arresto per il fondatore di WikiLeaks, con l'accusa di violenza sessuale, un'inchiesta archiviata nel 2017 ma riaperta, una settimana fa, alla luce degli ultimi sviluppi. Se la richiesta sarà firmata dal tribunale distrettuale di Uppsala, Stoccolma provvederà a spiccare un mandato di arresto europeo, perché ad oggi l'unica certezza per Assange è la condanna a 50 settimane di carcere nel Regno Unito, colpevole di aver violato i termini della libertà condizionata nel 2012 quando, temendo l'estradizione negli Stati Uniti, aveva cercato e ottenuto l'asilo nell'ambasciata dell'Ecuador. Asilo ritirato un mese fa, con conseguente processo britannico e la richiesta di estradizione negli Usa. Washington lo accusa di complicità con Chelsea, Manning in pirateria informatica, accusa per cui rischia 5 anni di carcere, ma alla quale altre si potrebbe raggiungere se e quando dovesse arrivare sul suolo statunitense. Un procedimento lungo, che ha appena preso il via e che vede Londra sotto molte pressioni che ora aumenteranno. Il procuratore generale svedese lo ha chiarito, in caso di conflitto tra un ordine europeo e una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, spetta alle autorità del Regno decidere in ordine di priorità con un risultato impossibile da prevedere e di certo il dossier sarà sul tavolo dell'incontro bilaterale che Donald Trump e Theresa May avranno proprio Londra i primi di giugno, in occasione della contestatissima visita di stato del Presidente americano nel Regno Unito.

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