Attentato Barcellona, la ''mente'' lavorò coi servizi

17 nov 2017

La missione è di quelle che non solo creano imbarazzo, ma minano anche la credibilità e la fiducia in servizi di sicurezza che hanno alle spalle una lunga storia di lotta al terrorismo. E in una Spagna alle prese con le elezioni anticipate in Catalogna, rischia anche di offrire un elemento di frizione in più tra Madrid e Barcellona. Abdelbaki Es Satty, l’imam marocchino di Ripoll, considerato la mente degli attentati di Barcellona del 17 agosto scorso, era stato un informatore dei servizi segreti spagnoli. Le indiscrezioni della stampa sono state confermate dagli stessi 007. Il contatto avvenne tra il 2010 e il 2014, quando l’uomo si trovava detenuto in carcere per scontare una condanna per traffico di droga. La collaborazione durò per un certo periodo di tempo, al punto che l’imam entrò addirittura nel programma di protezione della polizia nazionale e della Guardia Civil. E anche questo aspetto non mancherà di alimentare polemiche dopo le frizioni di agosto, tra questi due corpi di polizia e i Mossos d'Esquadra catalani, criticati per non essere stati in grado di impedire l’attentato, malgrado alcuni indizi significativi. In cosa sia consistito esattamente il rapporto tra l’imam e gli apparati di sicurezza non è dato saperlo, perché ovviamente coperto da segreto. L’imam morì nell’esplosione del covo usato dalla cellula terroristica per preparare gli attentati. La notizia arriva a poche ore di distanza dal nuovo allarme antiterrorismo lanciato dagli Stati Uniti. Il dipartimento di stato americano ha messo in guardia i connazionali in Europa durante il periodo natalizio, per il timore che si ripetano attentati di matrice jihadista, come quelli avvenuti a Berlino e Istanbul meno di un anno fa.

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