A quasi 5 mesi dalle proteste che sono esplose per la morte di Mahsa Amini, e in occasione del 44esimo Anniversario della Rivoluzione Iraniana, che si celebrerà il prossimo sabato, l'Ayatollah Supremo Khamenei ha annunciato l'amnistia per migliaia di prigionieri. La notizia viene riportata con grande evidenza dalle TV statali, e data l'enfasi, potrebbe essere interpretata come un'apertura del regime, ma invece ci sono delle limitazioni. La grazia non è per tutti, sono esclusi i leader delle rivolte popolari, coloro che non si dichiarano pentiti, quelli che sono in carcere per spionaggio, che hanno avuto contatti diretti con agenti stranieri, detenuti con la doppia cittadinanza non potranno essere liberati, così come chi è accusato di omicidio. E nell'elenco non figurano tanti manifestanti che hanno dato inizia a rivolte coraggiose, da settembre, da quando la 22enne Mahsa Amini è morta dopo essere stata arrestata dalla Polizia morale, perché non indossava correttamente il velo. Intanto, un'altra giornalista è in prigione. E' Elnaz Mohammadi, responsabile della redazione sociale del quotidiano riformista 'Ham-Mihan'. Anche sua sorella gemella, Elaheh Mohammadi, giornalista della stessa testata, è in carcere dal 29 settembre, con l'accusa di "propaganda contro il sistema". La sua colpa è quella di aver scritto un articolo sul funerale di Mahsa Amini. Secondo gli attivisti di Iran Human Rights, più di 500 manifestanti sono stati uccisi dall'inizio delle proteste. Tra questi 70 sono bambini e adolescenti.























