Barcellona, proteste contro sentenza su "abuso sessuale"

02 nov 2019

Il reato è abuso sessuale no stupro, sentenzia il giudice. A Barcellona esplode la protesta per una legge considerata arcaica e sessista. All'esterno del tribunale ci sono anche i familiari della vittima una ragazzina che all'epoca dei fatti aveva appena 14 anni è il 2016 e la minorenne, sta partecipando ad una festa Manresa, cittadina al centro della Catalogna, quando stordita da alcol e droghe, queste ultime forse somministratele di nascosto, segue un giovane in un edificio appartato dove l'attendevano altri coetanei. Dopo averla violentata. il ragazzo, invita gli amici a fare lo stesso, dicendo loro: "Ora tocca a voi, ma 15 minuti a testa, non di più." Frase emblematica di una violenza inaudita che lo zio della ragazza urla, poi agli imputati, mentre alla spicciolata, con il volto coperto, escono dal tribunale. Il branco, cinque ragazzi in tutto, è stato condannato per abuso sessuale a pene ridotte perché la ragazza in stato di incoscienza, non oppose resistenza e non fu, dunque, né picchiata, né minacciata. Il cavillo è giuridico, ma la differenza è sostanziale. La legge attualmente in vigore prevede infatti condanne da 15 a 20 anni per stupro, ma il reato viene riconosciuto solo se la vittima sia costretta con la forza o minacciata. Lo stato di incoscienza, dunque, che molti stati considerano un'aggravante, in quanto l'aggressore, approfitta di una persona in condizioni di massima fragilità, diventa così un motivo per configurare un semplice abuso punito, nel caso di Barcellona con condanne tra i 10 e i 12 anni. "Il problema non è il verdetto è il codice penale" commenta Amaru, il Pubblico Ministero "una sua riforma è allo studio da tempo, ma stenta a vedere la luce in una Spagna ormai da mesi senza un Governo stabile e segnata dal conflitto catalano.".

pubblicità
pubblicità