Beirut, il racconto della giornata della rabbia

09 ago 2020

C'è una carica della polizia. Muoviamoci Josef, se no ci caricano. C'è un'altra carica delle forze dell'ordine, un altro lancia lacrimogeni, cercano di cacciare la folla dalle strade, di porre fine a questa manifestazione, quella che è stata chiamata la giornata della rabbia. La stragrande maggioranza delle persone pur indignata, pur piena di rabbia è scesa in piazza per protestare pacificamente. C'erano anche tantissime famiglie questo pomeriggio. Poi man mano, quando la situazione si è fatta un po' più tesa, bambini e famiglie hanno deciso di lasciare la piazza dei Martiri, teatro di tutte queste tensioni, per lasciare posto alle persone, ai manifestanti, un po' più agitati. Situazione molto tesa dovuta a quello che è successo martedì scorso con la forte esplosione che ha ucciso più di 150 persone e ferito migliaia. Ci sono anche migliaia di sfollati. La gente di Beirut, ma diciamo di tutto il Paese, addossa la responsabilità di quello che è successo al Governo e chiede a gran voce le dimissioni di tutta la squadra di Governo. Questa è la rabbia, la grande rabbia, per quello che è successo martedì scorso, questa esplosione che ha ucciso 150 persone causata dal 2700 tonnellate di nitrato di ammonio stivate nel porto di Beirut, a pochi chilometri dal centro, dal cuore della città. Questa è la rabbia che quell'esplosione ha provocato, non solamente un grande dolore dovuto alla morte di queste persone. Tutta questa rabbia per un Paese allo stremo, anche economicamente. C'è da scommettere che ne seguiranno altre, che questa rabbia non verrà sedata con dei gas lacrimogeni in un'unica giornata come questa. C'è da scommettere che le manifestazioni si ripeteranno anche nei giorni a seguire.

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