Berkeley , proteste per invito a editorialista di Breitbart

02 feb 2017

Le scene che stiamo vedendo sono state girate a Berkeley, ieri sera, e no, non sono un remake di Fragole e sangue né di Seattle 99, anche se il clima che si respira è lo stesso: studenti con i cappucci neri calati sul viso che appiccano le fiamme e la polizia che interviene con le maniere forti per sedare la rivolta. Il bilancio, per fortuna, non è grave: nessun ferito né fermato. Ma è comunque un segnale. A provocare le proteste l’invito a Milo Yiannopoulos, editorialista del sito di estrema destra Breitbart a un dibattito universitario. Il punto è che Breitbart non è il solito sito della retorica ripugnante che si scaglia contro neri, omosessuali, femministe, star di Hollywood, imprenditori della Silicon Valley e tutti i liberal a qualsiasi titolo. Non è una delle tante versioni web del vecchio razzismo e del suprematismo bianco americano che si può ascoltare su qualunque radio del sud, che alterna musica country a rozzi appelli alla tradizione, quale che essa sia. Breitbart è stato il trampolino di lancio di Steve Bannon, attualmente il Consigliere più vicino e ascoltato da Donald Trump, colui che viene considerato l’autore del suo discorso di insediamento e delle ultime controverse mosse del neopresidente, a partire dal muro anti-Messico e dalla restrizione sui visti per i musulmani. Bannon non è solo il profeta di spicco dell’alt-right, la destra alternativa che si oppone ai repubblicani tradizionali, è soprattutto colui che ha dato corpo e sostanza alle estemporanee e contraddittorie esternazioni di Trump. Ha un ruolo che lo colloca nel Consiglio di sicurezza nazionale, il gabinetto ristretto, creato da Nixon e Kissinger, per velocizzare il processo decisionale del Presidente. Insomma, Bannon siede nella stanza dei bottoni e ha il potere di influenzare chi li può schiacciare. Per questo Berkeley si è infiammata all’arrivo di Yiannopoulos, che di Bannon ha preso il testimone, e il fatto che a invitarlo siano stati i giovani repubblicani dell’università è significativo dell’ulteriore radicalizzazione del Grand Old Party .

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