Blitz Usa in Iraq, reazioni internazionali a morte Soleimani

04 gen 2020

Abbiamo ucciso il terrorista numero uno al mondo. Donald Trump usa queste parole per spiegare al mondo il perché abbia deciso di uccidere il generale Qassem Soleimani. Sceglie concetti precisi che possano fare da contraltare alle critiche che gli piovono dei democratici e anche da alcune cancellerie del mondo. Soleimani, dice Trump, stava pianificando attacchi imminenti nei confronti dei diplomatici e militari americani, e sventola la bandiera della sicurezza per fare breccia negli americani a pochi mesi dalle presidenziali. Proteggeremo sempre i nostri diplomatici, tutti gli americani e i nostri alleati, spiega infatti Trump, ho deciso questa azione per fermare una guerra, non per cominciarla, dice quindi all'opposizione democratica dalla speaker Nancy Pelosi in giù che lo critica aspramente di voler trascinare il paese in una nuova guerra. Al di là delle motivazioni ufficiali tra Usa e Iran negli ultimi mesi era ormai un crescendo di tensioni. È probabile che con l'uccisione di Soleimani da abile stratega degli sforzi iraniani in Iraq, Siria e Libano, gli Stati Uniti abbiano voluto sferrare un duro colpo alle ambizioni geopolitiche di Teheran nell'area mediorientale. Tra qualche giorno si capiranno le effettive intenzioni della Casa Bianca, se si arriverà o meno ad un'azione militare contro l'Iran. Quel che è certo è che Trump, in piena bufera impeachment con questa clamorosa mossa ha ricompattato i conservatori, soddisfatti dell'accaduto e ha spostato il dibattito politico su temi in cui il paese tende a unirsi patriotticamente. Molti esponenti democratici al di là delle critiche pubbliche si mostrano infatti concordi nel sostenere che Soleimani fosse un nemico dell'America e dovesse essere ucciso, mentre il segretario di stato Mike Pompeo, ha bacchettato gli alleati europei per non aver capito da subito le ragioni del blitz.

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