Brexit, Johnson: No ad allineamento regole UE

03 feb 2020

Se i negoziati per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea sono stati difficili, quelli per le relazioni post Brexit si preannunciano ancora più complessi. Il tempo è poco, la transizione scadrà a fine anno e il premier britannico, Boris Johnson, non ha intenzione di chiedere proroghe, ma soprattutto le posizioni di partenza sono le più distanti, non tanto sul tema della sicurezza, quanto sul commercio. Il capo-negoziatore europeo, Michel Barnier si dice pronto a un accordo zero quote e zero tariffe, proprio come chiede Londra, ma a condizione che il Regno Unito si impegni a non fare concorrenza sleale in termini di aiuti di Stato, standard ambientali e sociali. Regole del gioco comuni, insomma, oltre al mantenimento dell'accordo pre-Brexit sulla pesca e del ruolo della Corte di giustizia europea. Ma Boris Johnson non ci sta. “Non saremo sleali né puntiamo a minare gli standard europei”, dice, “ma non abbiamo alcuna intenzione di allinearci alle regole di Bruxelles”. Una posizione che però va contro la dichiarazione politica da lui stesso sottoscritta qualche settimana fa insieme all'accordo di uscita, ma ora per il premier la sovranità viene prima dell'economia. Dunque, se si spunterà un trattato di libero scambio come quello che l'Europa ha con il Canada, bene, altrimenti ci si accontenterà del modello Australia, che prevede un'intesa solo su pochissimi beni e per tutto il resto impone dazi e quote. Un rischio per il commercio, ma soprattutto per il ricco mercato finanziario londinese, oltre al fatto che essendo l’Irlanda del nord rimasta dentro l'Unione doganale, il Regno Unito si ritroverà di fatto un confine commerciali interno. Anche per questo, Michel Barnier, si dice non impressionato dalle dichiarazioni di Boris Johnson, “non chiediamo l'allineamento, ma chiediamo coerenza”, dice. “L'accesso ai mercati europei, sarà proporzionale ai livelli di impegno sulla lealtà da parte dei britannici”.

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