Brexit, May a Davos: negoziato duro, ma futuro brillante

19 gen 2017

La sfida va oltre la Brexit, oltre la Gran Bretagna globale da costruire. La sfida è, nelle sue parole, dimostrare che la politica mainstream è in grado di portare quel cambiamento di cui la gente ha bisogno. Per questo, dal Forum di Davos, Theresa May lancia il guanto. Sì al libero commercio e libero mercato, ma dimostreremo che funzionerà per tutti. Se il suo manifesto sia una terza via conservatrice o un atto di resa a favore di un’agenda populista lo diranno i prossimi mesi. Intanto, il primo ministro britannico si prepara per la battaglia europea. Sarà un negoziato duro, ammette. La strada è piena di incognite, ma – promette – fuori dall’Europa unita ci aspetta un futuro più brillante. Con l’economia in primo piano e l’annunciato addio al mercato unico è anche strategia l’assicurazione. Vogliamo accordi commerciali che vadano oltre l’Europa. I suoi Ministri parlano di dodici Paesi interessati. Il prossimo inquilino della Casa Bianca ha già messo la Gran Bretagna in cima alla lista. “Abbiamo l’opportunità unica di assumere la leadership mondiale del libero commercio e del libero mercato”, riassume May, necessariamente certa che l’autonomia negoziale sia più importante della perdita di peso, quantomeno numerico, da un mercato da 500 milioni a uno da 65 milioni di persone. Un intervento accolto con cautela e che raccoglie le critiche dei partner europei. “Non si inizia un negoziato con le minacce, non vogliamo punire Londra, ma il passaporto europeo per le imprese non ci sarà”, assicura il tedesco Wolfgang Schäuble nel giorno in cui la stampa tedesca anticipa la decisione di Goldman Sachs di spostare mille operatori da Londra a Francoforte, dimezzando in totale la sua presenza nella capitale britannica come starebbe per fare anche il colosso bancario HSBC. Gli fa eco il francese Jean-Marc Ayrault: “Non permetteremo un’Europa à la carte”. Per Pier Carlo Padoan, infine, Downing Street è ancora troppo vaga: “Non si capisce cosa vogliano effettivamente”, scandisce il Ministro, “sull’unione doganale un accordo di libero scambio”.

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