Brexit, oltre un milione di firme contro stop Parlamento

29 ago 2019

Bisognerebbe tornare indietro di secoli, fino al 1600, per trovare forse un parallelo con la crisi costituzionale nella quale rischia di sprofondare il Regno Unito. Una crisi scatenata dalla scelta del premier Alexander Boris de Pfeffel Johnson di chiedere la sospensione del Parlamento per cinque settimane, costringendo la Regina a piegare la testa rispetto a un'iniziativa che non avrebbe potuto respingere senza violare le prassi su cui si basa la democrazia più antica al mondo. La Corona, dunque, trascinata nella mischia, sicuramente non senza irritazione. L'opposizione è immediatamente salita sulle barricate gridando al furto con scasso della democrazia, oltre che all'oltraggio costituzionale. Nicola Sturgeon, First Minister scozzese, ha definito Johnson un dittatore della repubblica delle banane e l'indipendenza della Scozia, bocciata per 400 mila voti cinque anni fa, ora inevitabile. La leader del partito conservatore scozzese Ruth Davidson ha rassegnato le dimissioni. La petizione per bloccare la cosiddetta “prorogation” concessa da Elisabetta II ha raccolto in poche ore più di 1 milione 200 mila firme. L'istanza chiede che il Parlamento non sia sospeso o sciolto a meno che e fino a quando il periodo dell'articolo 50 non sia stato sufficientemente esteso in riferimento alla parte del trattato di Lisbona sulle modalità con cui un Paese può lasciare la UE o l'intenzione del Regno Unito di ritirarsi dalla UE non sia stata annullata. La mossa di Bojo, infatti, altro non sarebbe che un modo per arrivare alla Brexit il 31 ottobre senza più rinvii e con o senza un accordo. L'ultima arma rimasta in mano ai remainers, infatti, sarebbe trovare i voti a Westminster per sfiduciare il Premier, ma il tempo per farlo, data appunto la sospensione che avrà il via la settimana prossima, è pressoché inesistente. Per “The blonde bombshell” (la bomba bionda Johnson) il 1° novembre il Regno di Sua Maestà sarà fuori dall'Europa: “do or die” (o così o morte).

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