Nei prati intorno a questa scuola, abbattuta nel 1989, ci sarebbero i resti di 751 bambini che cercano un nome. È l'Istituto religioso per la rieducazione Marieval, uno dei numerosi convitti cattolici anglicani finanziati dal Governo canadese dalla fine dell'Ottocento sino agli inizi degli anni settanta, in cui è stato attuato il processo di assimilazione culturale, una rieducazione coatta, talvolta violenta, per eradicare la cultura nativa e assimilare le popolazioni indigene canadesi al sistema dominante. Ora quei resti riemergono dall'oblio grazie ai risultati, preliminari di una ricerca della First Nations, uno dei tre gruppi di indigeni vittime della rieducazione, è stata per cento anni una cancellazione governativa di usanze, lingua, storia dei popoli First Nations, Métis e Inuit. 150 mila i bambini coinvolti, ora il processo di riconciliazione nazionale, che ha visto il Governo canadese erogare somme risarcitorie milionarie e soprattutto il viaggio, definito da Papa Francesco lo scorso luglio in Canada, un viaggio di penitenza, ha portato al sostegno concreto per i rappresentanti dei Nativi canadesi affinché si attui la ricostruzione delle storie, si ricollochi la verità sulla vita e la morte nei convitti. Tutto questo dopo che negli anni passati erano state scoperte 1300 tombe senza nome, bambini morti in quello che Ottawa, con consapevole colpa, chiama genocidio culturale. Le scuole rieducative non esistono più, sono state abbattute, i loro effetti sono ancora visibili sugli eredi dei nativi, con la ricostruzione della memoria e il sincero pentimento di Governo e Chiesa, la speranza di curare questa tremenda ferita.























