Cina licenzia numero due croce rossa per negligenza

05 feb 2020

Dura presa di posizione della Organizzazione Mondiale della Sanità in prima linea in questi giorni nella prevenzione e nel contrasto delle epidemie e delle false notizie. Il direttore generale ha duramente attaccato alcuni Paesi ricchi, colpevoli di ritardare la condivisione di informazioni sui casi del nuovo coronavirus. "Dei 176 casi segnalati finora al di fuori della Cina", sostiene, "l'OMS ha ricevuto moduli completi solo per il 38% dei casi, alcuni Paesi ad alto reddito sono molto indietro nel condividere questi dati vitali, non credo per mancanza di capacità" E mentre va avanti la lotta al virus in Cina cadono le prime teste. Il vicedirettore della Croce Rossa dello Hubei è stato licenziato e sanzionato a causa delle disfunzioni nella distribuzione delle donazioni ricevute per contrastare l'epidemia. Altri due funzionari sono stati sanzionati per negligenze, inadempienze e violazioni delle regole sulla prevenzione e il controllo dell'epidemia. La repressione non si fa attendere. Addirittura alcuni tribunali cinesi hanno annunciato misure forti per chi diffonde il virus, arrivando a prevedere la pena di morte, mentre la diffusione di fake news potrebbe costare fino a 15 anni di carcere. Sul fronte sanitario Pechino si dice fiduciosa che il tasso di mortalità del coronavirus possa diminuire grazie alle misure adottate finora. La Commissione Sanitaria Nazionale cinese ha inoltre reso noto che sono stati istituiti altri 3 nuovi ospedali per gestire i casi più gravi a Wuhan, l'epicentro dell'epidemia ed è previsto l'impiego di oltre tremila addetti sanitari provenienti da tutto il Paese. Oggi si è saputo, inoltre, che il medico eroe, il primo a lanciare l'allarme della diffusione della nuova epidemia a Wuhan è stato anche lui contagiato. Il medico, prima screditato, minacciato e denunciato, è stato poi riabilitato dalla Magistratura. E intanto fuori dalla Cina si registra il primo caso accertato in Belgio. Nel frattempo Francia, Gran Bretagna e Germania chiedono ai loro connazionali che si trovano in Cina di lasciare il Paese e anticipare il rientro in patria.

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