Il Presidente americano, Donald Trump, torna a parlare di Kim Jong-un, leader nordcoreano e lo fa con il suo social media preferito: Twitter. In un messaggio lo ringrazia calorosamente per aver restituito i resti dei 55 soldati statunitensi uccisi nella guerra di Corea tra il 1950 e il 1953, così come era stato stabilito nello storico bilaterale di Singapore lo scorso 12 giugno. L'occasione per Trump è anche quella di esprimere volontà di rincontrarlo presto e riconoscenza per la missiva che probabilmente ha accompagnato l'annuncio del provvedimento di Pyongyang. Ma Twitter, ancora una volta, serve al Presidente americano per tornare sul Russiagate e attaccare il procuratore speciale e l'FBI. Nei giorni del processo per frode bancaria e di evasione fiscale a carico di Paul Manafort, già a capo della campagna elettorale e dimessosi per i dubbi sui suoi rapporti con i russi, ha chiesto al suo Ministro della Giustizia Jeff Sessions di fermare l'inchiesta condotta dal procuratore Robert Mueller sulle ingerenze russe nel voto presidenziale del 2016, definita "una caccia alle streghe manipolata". Tanto più che, secondo Trump, Mueller è un personaggio in pieno conflitto d'interessi che lavora con 17 rancorosi democratici che sono la disgrazia degli USA. Non è la prima volta che Sessions viene messo sotto pressione dal Presidente minacciandone il licenziamento. La vicenda e gli ultimi sfoghi su Twitter appaiono come il sintomo di un nervosismo palpabile del Capo della Casa Bianca con, sullo sfondo, le elezioni di medio termine in programma a novembre, sfida che aspetta Trump al varco.























