Coronavirus, allarme fame in Gran Bretagna: aiuto tricolore

30 apr 2020

Non poter mangiare perché mancano i soldi per comprare il cibo, perché a causa della pandemia il proprio lavoro non esiste più o perché a causa della pandemia l'auto isolamento impedisce di guadagnare. Le ragioni variano il risultato è uno solo. Secondo l'ultimo rapporto della food Foundation dopo 3 settimane di lockdown nel Regno Unito un milione e mezzo di persone non aveva mangiato per un'intera giornata, in 3 milioni avevano dovuto saltare almeno un pasto. Ma in realtà quello che vediamo credo sia la punta dell'iceberg. Le domande sono sono in aumento e fa impressione vedere le richieste di nuove persone, i nuovi bisognosi, chiamiamoli così, molti sono ex dipendenti delle industrie dell'ospitalità, molte persone sono cadute all'interno delle falde del sistema di sostegno del governo UK e tanti sono impiegati di agenzie che lavorano nell'ospitalità, quindi, non il sistema di busta paga fisso da un datore di lavoro. La punta dell'iceberg è già adesso, un dato due volte superiore alla media, causato dalle circostanze e peggiorato dalle circostanze, perché molte Charitys non possono lavorare, le mense sono state chiuse per sicurezza e senza ristoranti in servizio è venuto a mancare anche il riciclo virtuoso degli avanzi. Tra le varie realtà che stanno cercando di trovare soluzioni alternative c'è food Cycle che conta su un esercito di circa 5000 volontari in tutto il Paese. Tra questi, Danilo Cortellini cuoco dell'ambasciata italiana a Londra. I piatti della tradizione italiana, rigorosamente vegetariani e rigorosamente da asporto, dall'elegante Grosvenor Square, raggiungono settimanalmente i quartieri più in difficoltà della capitale britannica. Siamo partiti con circa un centinaio a settimana, prevediamo centocinquanta la settimana prossima, e di lì in poi si vedrà. Abbiamo iniziato da poco, ci siamo, siamo pronti ad andare avanti per alcune settimane e mesi serviranno. Un impegno reso possibile grazie alla disponibilità dell'ambasciatore Raffaele Trombetta che ha messo a disposizione la cucina della sede diplomatica e che spiega così la sua decisione. La pandemia ha colpito tutti, ma c'è chi, in questo periodo, sta soffrendo la fame e con questo progetto noi diamo il nostro contributo, io penso che la pandemia, fra le tante cose negative, tra i tanti drammi ci sta insegnando il valore universale della solidarietà ed è quello che stiamo cercando di fare.

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