Coronavirus, Balcani alle prese con la seconda ondata

06 lug 2020

In Italia ce ne siamo accorti con la vicenda dell'imprenditore Veneto, ma da giorni gli occhi dell'Europa sono puntati sui Balcani dove i contagi da coronavirus segnano una netta impennata. In Serbia si è tornati a segnare circa 300 nuovi casi al giorno, in Bosnia circa 140, nell'ancor più piccolo Montenegro, 60 contagi al giorno. Situazione simili anche in Kossovo, nord Macedonia e Bulgaria. Dopo che le misure restrittive avevano portato a un deciso contenimento della pandemia, nell'area balcanica, insomma, le riaperture si sono accompagnate a una seconda ondata e ora nuove chiusure sembrano all'orizzonte. I confini aperti tra Bosnia e Croazia stanno, peraltro, riportando il virus anche nell'area Schengen. La Slovenia, primo Paese europeo, sul punto di dichiarare la fine della pandemia, nel fine settimana ha toccato una trentina di nuovi contagi al giorno e ha reinserito la quarantena per chi arriva dalla Corazia. Ma nuovi focolai si rilevano in molti altri Paesi europei. Dopo il caso eclatante del mattatoio in Germania, che ha costretto al lockdown un'area di oltre mezzo milione di abitanti, e anche lì, il virus sembra essere tornato dai rientri dei lavoratori dell’Est. La Spagna rimette il confinamento in Galizia per 70000 persone, la seconda chiusura, dopo quella in Catalogna. Nel vicino Portogallo, infine, rimane in quarantena un'ampia parte del distretto Lisbona. Se mezza Europa torna a chiudere. C'è ancora chi sta riaprendo. È il caso del Regno Unito, dove questo fine settimana, per la prima volta, si è tornati ad affollare i pub. In migliaia si sono riversati nei locali e nelle strade, nonostante gli appelli a mantenere il distanziamento sociale.

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