Coronavirus, contagio in Europa partito da 33enne tedesco

06 mar 2020

Un uomo di 33 anni, originario di una cittadina vicino a Monaco, in Germania. Potrebbe essere stato lui il primo europeo ad aver contratto l'infezione del nuovo coronavirus e ad averla inconsapevolmente trasmessa nel vecchio continente, Italia compresa. Ad avanzare l'ipotesi diversi scienziati e medici tedeschi che lo hanno comunicato attraverso una lettera pubblicata sul New England Journal of Medicine nel tentativo di riavvolgere il nastro di questa epidemia. E allora si torna al 20 e 21 gennaio, quando un dipendente 33enne della Webasto, storica azienda che produce componenti automobilistici, fondata a Stockdorf, vicino a Monaco, quasi 120 anni fa e con sedi in tutto il mondo, compresa Wuhan, in Cina, partecipa a un meeting con altri colleghi stranieri, tra cui una donna proveniente da Shanghai, che non mostra alcun sintomo. Tre giorni dopo, è il 24 gennaio, l'uomo accusa tosse, dolori muscolari e febbre a 39. Nel frattempo la collega cinese, tornata a casa il 26 gennaio, inizia a stare male e risulta positiva al coronavirus. Positività che viene riscontrata anche nel 33enne, che diventa così il paziente zero in Europa. Nonostante l'uomo risulti contagiato, in pochi giorni migliora e il 27 gennaio torna al lavoro. Ma intanto il focolaio ha iniziato silenziosamente ad alimentare la catena di contagi, al punto, sostengono gli studiosi, da essere collegato a molti casi in Europa. Il 28 gennaio altri tre colleghi della Webasto risultano positivi al nuovo coronavirus. L'azienda, che ha diversi uffici anche nel Nord Italia, tra cui uno a 45 chilometri da Codogno, chiude per due settimane. E arriviamo a inizio febbraio, quando, secondo gli scienziati, il virus arriva dalla Baviera in Italia, ma non solo. Un quarto delle nuove infezioni registrate in quegli stessi giorni in Messico, Finlandia e Scozia, così come i primi casi in Brasile, appaiono geneticamente simili al focolaio di Monaco. A confermarlo è quella sorta di albero genealogico del virus a cui gli scienziati lavorano senza sosta.

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