Coronavirus, in Germania il primo focolaio europeo

05 mar 2020

È il 27 gennaio quando una collaboratrice cinese della Webasto, azienda tedesca fornitrice di componenti auto con sede a Stockdorf, vicino a Monaco, rientrando in patria, informa della propria positività la società. Cominciano subito i test sui colleghi. Il risultato del tampone conferma la positività al coronavirus di un dipendente di 33 anni. I medici si dicono convinti che l'infezione è stata trasmessa durante il periodo di incubazione, quando i sintomi erano lievi e non specifici. È il 28 gennaio quando il 33enne risultato positivo, che presenta dolori articolari e febbre, che sfiora i 39 gradi, viene ricoverato. Successivamente risultano positivi altri tre collaboratori e cominciano le procedure per individuare tutte le persone entrate con loro in contatto nel periodo precedente. Tutte le persone contagiate avevano partecipato a varie riunioni dell'azienda nella sede centrale della Webasto, in particolare un corso di formazione guidato proprio dall'impiegata cinese ammalata, che era suddiviso in piccoli gruppi di lavoro, motivo per cui si pensa che il contatto fra i partecipanti fosse molto stretto. Da qui la diffusione fra i dipendenti. 14 contagiati e guariti nell'arco di 20 giorni.

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