Coronavirus, la situazione in Corea

17 mar 2020

Italia, 60 milioni di abitanti, Corea, circa 50 milioni. Due paesi lontani, anche soprattutto culturalmente, ma in questo momento ahimè accomunati dalla terribile esperienza della lotta al virus. Vediamo però alcuni dati: fino a un paio di settimane fa eravamo appaiati nel numero dei contagi, circa 7 mila ciascuno, oggi purtroppo, come sapete, l'Italia ha spiccato, tra virgolette, il volo. Abbiamo superato i 20 mila contagi, mentre la Corea ha mantenuto la stabilità (adesso siamo a circa 8 mila). Ma quello che colpisce di più sin da un paio di settimane fa è il numero di decessi: da noi sono oltre 2 mila ormai, in Corea del Sud sono appena, tra virgolette, 81. Perché questa enorme differenza? Abbiamo cercato di ricostruire un po' le varie motivazioni, anche con l'aiuto del nostro addetto scientifico a Seoul, all'ambasciata, Francesco Canganella, e abbiamo potuto individuare tre punti importanti. Primo: il fatto che, come l'Italia del resto, all'inizio, la Corea è stato tra i paesi più aggressivi nel fare i test. Ne hanno fatti oltre trecentomila, quasi tutti gratuiti, addirittura per strada, aperti a tutti coloro che lo vogliono fare. Anche in Italia all'inizio abbiamo fatto un po' così; adesso, come sapete, si è un po' rallentata questa operazione. In Giappone non è mai partita perché ne hanno fatti appena 10 mila dall'inizio della crisi. Poi c'è il fatto che la Corea del Sud ha un popolo molto ubbidiente, molto sensibile e molto civile, vorremmo dire, che non ha bisogno di stati di emergenza per applicare i provvedimenti e i suggerimenti delle autorità, e quindi non c'è stato bisogno di chiudere in casa tutti i coreani, ma semplicemente quei 30 mila che sono risultati positivi e che hanno mostrato dei sintomi. Queste persone vengono controllate a casa grazie a una app - pensate, una app sullo smartphone - che ne controlla la temperatura a distanza. Infine c'è da dire che tutto questo è stato fatto anche grazie al fatto che i coreani sono stati disposti a sottomettere volontariamente tutti i loro dati privati. Sì, perché ogni volta che viene trovato un positivo le autorità chiedono di poter accedere al suo cellulare, alla carta di credito, a tutti i movimenti che sono stati fatti negli ultimi 15 giorni. In questo modo sono le autorità governative che procedono all'identificazione e alla ricostruzione di tutto il percorso di queste persone. Non lo devono fare le autorità sanitarie, come succede in Italia. Questo ovviamente ha portato a una riduzione notevole del peggioramento dei sintomi e soprattutto a una maggiore capacità di controllo del virus. Poi alla fine bisogna dire che la Corea del Sud è anche tra i paesi con il più alto numero di posti letto in terapia intensiva di tutto il mondo. Siamo a oltre 30 per 100 mila abitanti. Da noi sono circa 10.

pubblicità