Coronavirus, Usa 100mila contagi, oltre 500mila nel mondo

28 mar 2020

Esplode l'epidemia negli Stati Uniti, arrivati ormai a oltre centomila casi di contagio. Un numero che fa dell'America il primo Paese al mondo, seguito da Italia e Cina. Quasi la metà dei contagi sono a New York, ma il picco è atteso non prima di 20 giorni. Diversi i focolai in tutto il Paese: dalla costa orientale a quella occidentale, Detroit, Chicago, New Orleans, Los Angeles. Lo stato più colpito dopo New York è il New Jersey, e quello di Washington è la California. Il Presidente Trump si è scagliato contro i colossi dell'auto: da General Motors a Ford chiedendo di darsi da fare per produrre velocemente ventilatori. Trump ha promesso 100000 respiratori in cento giorni. Mentre Camera e Senato hanno approvato il piano salva America da duemila miliardi di dollari per sostenere l'economia, la Casa Bianca ha firmato un decreto che autorizza il richiamo di un milione di riservisti per far fronte al coronavirus. Ritornando in Europa, è la Spagna, dopo l'Italia, a soffrire il dilagare dell'epidemia, superati i 65000 contagi. Altissimo il bilancio delle vittime che fa della Spagna il Paese con il più alto tasso di mortalità dopo l'Italia. Nonostante vi sia un rallentamento nella progressione, il picco ancora non è stato raggiunto. Il dato più drammatico è la diffusione del virus tra il personale sanitario: oltre 9400 i contagiati. Questo rende la battaglia negli ospedali ancora più difficile, vicino al collasso le strutture a Madrid. Numeri importanti anche in Germania, con quasi 50000 contagiati, ma resta sempre molto bassa la percentuale di mortalità. Oltre 30000 i casi in Francia, dove si aspetta un'ondata estremamente alta di contagi la prossima settimana. Il Governo ha prorogato il confinamento fino al 15 aprile mentre si susseguono dichiarazioni allarmiste dei responsabili degli ospedali in un clima di esasperazione sociale crescente. Mentre tutto il mondo si chiude a casa e sbarra i confini, unica voce fuori dal coro è quella del Presidente brasiliano Bolsonaro contrario alle misure restrittive. "Si tratta solo di un influenzetta" ha detto, "alcuni moriranno. Certo, mi dispiace, ma è la vita, il Brasile però, non si può fermare a causa di un virus".

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