Coronavirus Usa, contagi in crescita in 23 Stati

23 giu 2020

Una crescita del 15% su base nazionale, una risalita della curva in 23 Stati su 50 nelle ultime due settimane. Questa è la situazione dei contagi negli Stati Uniti, che dopo più di tre mesi ancora non riescono ad imboccare un percorso discendente. Il problema nasce dalle riaperture accelerate, spesso in controtendenza rispetto alle indicazioni delle autorità sanitarie, portate avanti soprattutto negli Stati del sud, ora al centro di nuovi focolai. Ma anche in California, dove il lockdown è stato più lungo e rigido, i numeri preoccupano e indicano il rischio delle riaperture anche se si prova ad essere prudenti. Senza contare che l'età media dei contagiati si abbassa. Ora molti hanno fra i 20 e i 30 anni, fascia di età in cui si tende ad indossare meno la mascherina e a non rispettare le distanze sociali. Cosa di cui deve tener conto anche New York, fino ad oggi lo Stato con il record dei contagi nel Paese, che da ieri, dopo due mesi e mezzo di lockdown, si prepara ad affrontare la Fase 2 con la riapertura di bar, ristoranti, negozi e parrucchieri. In tutto questo il Presidente Trump è al centro delle polemiche per aver suggerito di rallentare i test così da diminuire i numeri dei contagi e per i suoi comizi, che è determinato a tenere in giro per l'America nonostante l'emergenza sanitaria e nonostante il fallimento del primo appuntamento della campagna elettorale a Tulsa, dove si sono presentati solo in 7 mila ad ascoltarlo. Non a caso oggi il suo sfidante di novembre, l'ex Vicepresidente Joe Biden, aprirà la sua campagna in modo diverso, con un comizio rigorosamente digitale, in cui verrà affiancato dall'ex Presidente Barack Obama, ancora molto popolare, soprattutto in questi tempi in cui le tensioni razziali sono tornate ad infiammare il Paese. E tra i simboli di un'America che vuole cambiare anche la statua di Theodore Roosevelt, di fronte al Natural History Museum di New York, che ritrae l'ex Presidente a cavallo con sotto, a piedi, un afroamericano e un nativo americano; un chiaro simbolo di razzismo secondo il Museo, che ha deciso di rimuoverla.

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