Corte suprema russa ordina chiusura gruppo per diritti umani

28 dic 2021

È l'ennesimo capitolo di una battaglia che non si svolge nel presente, ma nel passato. La Corte Suprema russa, ha ordinato la chiusura di una delle più antiche e storiche associazioni per i diritti umani nel Paese. Memoriàl, è nata quando ancora c'era l'Unione Sovietica, nel 1989, attraverso l'attività di alcuni dissidenti, tra cui lo stesso Premio Nobel per la Pace, Andrej Sacharov. Il suo obiettivo era e resta quello di registrare i crimini e le epurazioni dell'era di Stalin. Il gruppo, negli ultimi anni, ha rafforzato inoltre i toni contro le repressioni di un'altra era, quella del Presidente russo Vladimir Putin. La sentenza arriva al termine di un anno di duri colpi a danno delle opposizioni in Russia, a partire dalla rete formata dall'attivista Alexei Navalny, ancora in carcere e dai suoi sostenitori. Se l'accusa a Memoriàl, di violazione della legge che richiede, ad associazioni simili, di registrarsi come "agenti stranieri", sembra un cavillo legale, più esplicita è la denuncia contenuta nelle parole del Giudice: il gruppo è accusato di denigrare la memoria dell'Unione Sovietica e un passato che da tempo il leader Putin, sembra, in vari modi, voler riproporre. Pochi giorni fa, il Presidente ha fatto all'Occidente, sulla questione delle tensioni lungo il confine con l'Unione Europea e in Ucraina, una lista di richieste, tra cui la limitazione del ruolo della NATO, nello spazio ex-sovietico, una specie di ritorno a prima del 1997, quando è stato firmato l'Atto fondatore sulle relazioni tra Mosca e l'Alleanza Atlantica. Le mosse in casa, come l'ordine di chiusura di Memoriàl, suggeriscono un ritorno ancora più indietro nel tempo, agli anni '80, prima della Perestrojka. La richiesta della Corte Suprema, arriva in concomitanza con la sentenza di un altro tribunale, che ha rivisitato la condanna da 13 a 15 anni, dello storico Yuri Dmitriev, 66 anni e Presidente di Memoriàl, che ha lavorato alla compilazione di un libro con i nomi di oltre 6mila persone uccise dalla polizia segreta di Stalin.

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