Corte Suprema scagiona Lula, potrà ricandidarsi

09 mar 2021

Secondo le proiezioni, nel 2018 avrebbe vinto anche con un largo vantaggio. Ma l'inchiesta Lava Jato, la cosiddetta Mani Pulite brasiliana che lo aveva costretto in carcere per 580 giorni, privandolo dei diritti politici, aveva spianato la strada al candidato dell'ultradestra Bolsonaro. Per il 2022 però le cose potrebbero cambiare perché secondo la Corte Suprema le pene inflitte a Lula sono nulle. L'ex Presidente simbolo della sinistra sudamericana non solo torna quindi in corsa, le sue possibilità di vittoria sembrano oggi in un Brasile campione dei contagi nel continente, molto fondate. Queste però sono questioni che proiettano la vicenda nel futuro, mentre ora è nel passato che si deve indagare e quindi sulla fondatezza delle accuse rivolte a Lula, sulla limpidezza della condotta del procuratore Sergio Moro. Anche all'epoca in effetti erano state sollevate riserve sul suo operato, per esempio sulle confessioni ottenute grazie a sconti di pena, come quella del numero uno della compagnia petrolifera statale la Petrobras, secondo cui l'ex Presidente si sarebbe fatto corrompere con un attico di oltre 200 metri quadri in una delle località più prestigiose di Sanpaolo, Guarujà. In effetti ad avvalorare i sospetti che Moro non fosse totalmente disinteressato, c'è la carica di ministro giustizia, conferitagli da Bolsonaro poi abbandonata a favore di consulenze per multinazionali sfiorate proprio dall'inchiesta Lava Jato. A dare sostanza ai sospetti è intervenuta poi l'inchiesta seguita da intercettazioni di alcuni degli inquirenti, tra cui appunto anche il procuratore Moro. Tornando all'oggi il Presidente Lula ha annunciato che non sarà clemente. Proseguirà con la denuncia nei confronti di Sergio Moro. La prima resa dei conti è prossima, con Bolsonaro se ne parla tra un anno e mezzo.

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