Corte suprema Usa, tra i papabili Barret e Lagoa

20 set 2020

La battaglia è cominciata, e Trump ha fretta. Di aspettare il dopo elezioni per nominare il successore di Ruth Bader Ginsburg non se ne parla. Questione di giorni annuncia il Presidente, e, si sbilancia, sarà un'altra donna. Al di là del sesso, però, è il profilo del nuovo giudice a modificare la scena. Sarebbe, sarà, il terzo giudice nominato da Trump, spostando ancora più a destra il baricentro politico della Corte. La voracità del Presidente ha una ragione chiarissima In termini di numeri la corte è poco interventista, ma le sue sentenze sono pesanti come macigni e restano solide e inattaccabili per anni, come indirizzi per il Paese. È quella che ha l'ultima parola, ad esempio, sui temi più controversi, dall'aborto all'Obamacare, passando per l'immigrazione, e che potrebbe essere chiamata a pronunciarsi proprio sull'esito delle elezioni del 2020. Come fu chiamata a farlo nel 2000 nello scontro fra George W. Bush e Al Gore in Florida. Le parole di Trump sull'imminente nomina, il posto di Ginsburg deve essere sostituito senza ritardi, tradiscono l'ultimo desiderio espresso dalla stessa giudice. Spero di non essere sostituita fino a che un nuovo Presidente si sarà insediato. E che per i Democratici è una dichiarazione di guerra, di certo è una sorta di chiamata alle armi per i Repubblicani che in Senato hanno 53 voti contro i 47 dei Democratici. Ed è proprio lo spettro di una crisi costituzionale quello agitato dai Repubblicani per procedere alla nomina e alla conferma prima del voto. Al momento i saggi sono otto, e nel caso fossero chiamati a esprimersi sull'esito delle elezioni il rischio è quello di una spaccatura quattro a quattro, e di una conseguente crisi. Sullo sfondo, infatti, c'è un indirizzo preciso. Il civico 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington. Trump e i suoi non vogliono lasciarsi sfuggire la possibilità di agguantare la Casa Bianca, qualora fosse richiesto l'intervento dei saggi. Un'occasione quindi unica sulla quale Trump è pronto a capitalizzare. In pole due nomi: Amy Coney Barret, 48 anni, conservatrice cattolica, che subito dopo la laurea ha lavorato col defunto giudice Anthony Scalia e ha poi insegnato legge per 15 anni alla Notre Dame University, e poi Barbara Lagoa, giudice di origini ispaniche, cattolica, 52 anni, di Miami, è stata nominata l'anno scorso da Trump come giudice di Corte d'appello per l'undicesimo distretto di Atlanta.

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