Corte tedesca contro BCE: tre mesi per giustificare QE

05 mag 2020

Lo stesso Presidente della Corte costituzionale tedesca la definisce una sentenza non facile da digerire perché per la prima volta si afferma che le azioni di un organo europeo vanno oltre le proprie competenze e, dunque, non hanno valore in Germania. Nel mirino è finito il cosiddetto “quantitative easing” il piano di acquisti di titoli di Stato lanciato da Draghi nel 2015 per far fronte alla crisi. La Corte tedesca non lo ha giudicato incostituzionale, ma ha posto un dubbio sulla sua proporzionalità, scaricando su Francoforte l'onere della prova. Entro 3 mesi, dunque, la BCE dovrà convincere la Bundesbank che la sua politica monetaria è proporzionata agli effetti economici e fiscali. Tradotto, che non ci siano eccessivi favori ad alcuni Paesi, altrimenti la Banca centrale tedesca dovrà ritirarsi dal programma. La conseguenza sarebbe quella di azzoppare la BCE, che, a quel punto, potrebbe sì continuare i suoi acquisti, ma dovendo fare a meno del suo azionista di maggioranza. La questione non tocca il piano da 750 miliardi lanciato per l'emergenza Coronavirus, ma è chiaro che Christine Lagarde non potrebbe più muoversi senza limiti per salvare l'eurozona, come aveva invece assicurato. Esultano i promotori del ricorso, tra cui alcuni esponenti di CDU e CSU, i partiti che appoggiano la Merkel, e il fondatore del partito di estrema destra “Alternative für Deutschland”. Ma la sentenza, oltre a essere un freno a future e ulteriori integrazioni, rischia di creare anche un conflitto istituzionale tra Berlino, Bruxelles e Francoforte, non solo perché mina l'indipendenza della BCE che, come ricorda il Commissario Gentiloni, è alla base della sua politica monetaria, ma perché i giudici si sono spinti a dichiarare non vincolante per la Germania un pronunciamento della Corte europea del 2018 in cui si confermava la legittimità del quantitative leasing, mentre - si fa notare da Bruxelles - il diritto europeo prevale sempre su quello nazionale. Caos e incertezza, dunque, peraltro alla vigilia delle nuove previsioni economiche della Commissione per i 27 Paesi che in alcuni casi dovrebbero segnalare crolli del PIL per quest'anno anche del 10%.

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