Covid, come si tornerà a viaggiare col passaporto vaccinale

03 mar 2021

Viaggeremo, come e quando viaggiare? Sul fronte del turismo e degli spostamenti l'anno che sta arrivando e soprattutto la prossima stagione estiva preoccupano gli operatori del settore e i governanti, oltre che i cittadini. Allo stato attuale spostarsi prevede una gimcana amministrativa regolata dai vari DPCM: paesi divisi in fasce, l'Unione Europea da una parte, il resto del mondo dall'altra, con gran Bretagna e Brasile a statuto speciale. Bisogna consultare il sito del Ministero degli Esteri, ma non basta perché poi ogni paese ha regole sue proprie, in sostanza è difficilissimo capirci qualcosa e così non si può andare avanti. Con l'arrivo dei vaccini la speranza è che tutto cambi e si torni a viaggiare. La Commissione Europea presenterà il 17 marzo una proposta legislativa per un Digital Green Pass, un passaporto immunitario che sarà presumibilmente elettronico e conterrà anche i dati sui test negativi o immunità acquisita da guarigione post Covid. L'obiettivo dichiarato è ripristinare gradualmente la libertà di movimento, pilastro dei trattati comunitari. Chi frena sottolinea invece i rischi, il Green Pass può portare verso l'obbligo di vaccinazione e può diventare discriminatorio, ponendo problemi di uguaglianza verso i cittadini dei paesi dove la distribuzione dei vaccini è scarsa o nulla. A guidare il gruppo e a fare da apripista è senz'altro Israele che è il Paese al mondo con il più alto numero di persone che hanno ricevuto la prima dose di vaccino: il 55% contro il 5,2 di Italia e Germania. Adesso in Israele con gli aeroporti che resteranno chiusi ancora due settimane, si sta pensando di riaprire tutto, il problema è che il ritorno alla normalità sarà possibile solo per chi richiederà e otterrà un passaporto verde di avvenuta vaccinazione o di immunità dovuta all'infezione, un passaporto cartaceo, un QR code scansionabile da esibire per poter andare al lavoro e per entrare in qualsiasi spazio chiuso. Non è un caso se i no vaxisraeliani sono subito scesi in piazza a manifestare contro la discriminazione che un simile pass, a loro dire, comporta per chi non vuole vaccinarsi. Del resto Israele ha studiato un altro sistema che può dare adito a polemiche, ma che è molto pratico: che rientra dall'estero può scegliere se passare i 14 giorni di isolamento in un hotel pagato dallo stato senza poter uscire, oppure se indossare un braccialetto elettronico ed essere dunque tracciati e passare però la quarantena a casa propria. A vedere chi sta più avanti di noi nella campagna di immunizzazione dunque emerge questo: con i vaccini torneremo a spostarci come facevamo una volta, a patto però di vaccinarsi e di accettare che informazioni sulla nostra salute vengano trasmesse alle autorità. Ma non ci sono solo questioni di privacy, va trovato un equilibrio anche sul fronte dei diritti umani. Questi pass non devono in nessun modo diventare strumenti per discriminare o impedire alle persone l'accesso al servizio beni essenziali.

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