Crisi Israele, Netanyahu annuncia che non si dimetterà

22 nov 2019

I suoi supporter sono scesi subito in piazza a manifestare il sostegno a Bibi. Il premier del Likud, dopo l'annuncio del Procuratore generale sulla sua imputazione per corruzione, si è rivolto al paese. È un tentativo di golpe, ha detto, assicurando che non lascerà l'incarico. Al suo fianco tutte le formazioni di destra, soprattutto quelle che rappresentano gli ultraortodossi, come lo Shas. Esprimiamo la nostra solidarietà al premier, hanno detto gli esponenti del partito, dimostrando plasticamente la grande frattura che ha portato lo Stato ebraico alla più grave crisi politica della sua storia, perché le ultime elezioni hanno fotografato una realtà ingovernabile. L'imputazione di Netanyahu è solo l'ultimo tassello di un puzzle sempre più complesso. Dopo 24 giorni di consultazioni, Benny Gantz, premier incaricato e il leader del partito Bianco e Blu, ha gettato la spugna. Impossibile mettere insieme le tre principali formazioni, Likud, Israel Beitenu e, appunto, Bianco e Blu. Altre combinazioni di alleanze con il partito laburista, quello arabo e radical di Meretz, non portano alla maggioranza della Knesset. Ma il Likud, guidato da Netanyahu, e Israel Beitenu, il cui leader è Avigdor Lieberman, sono divisi da rivalità insanabili, quindi non si alleeranno mai finché saranno questi i suoi uomini di punta. Per questo motivo, nonostante l'appello accorato del Presidente Reuven Rivlin, sarà molto difficile che il Parlamento indichi un nuovo premier. E' un'ipotesi estrema prevista dalla Costituzione in casi eccezionali. E in effetti sono questi i tempi eccezionali: per la prima volta un premier viene incriminato mentre è in carica, per la prima volta nella sua storia Israele non riesce a trovare una maggioranza e dovrà tornare alle urne per la terza volta in 12 mesi. Sono tempi oscuri, ha detto Rivlin rivolgendosi alla Knesset, in cui gli uomini di buona volontà devono mettere in primo piano gli interessi di Israele, la politica però è sorda, avviata nelle sue guerre intestine, mentre ai sui confini la guerra, quella vera, devasta intere nazioni rendendo l'aria ancora più instabile.

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