Crisi Libia, ripresi gli scontri alla periferia Tripoli

14 gen 2020

Dove la diplomazia fallisce la politica, con altri mezzi, ritorna nel suo alveo naturale, la violenza. La fragile tregua, che seppur tra incalcolabili violazioni aveva segnato comunque un rallentamento nella crisi libica, è nuovamente naufragata. Alla periferia meridionale della Tripoli assediata dalle milizie fedeli al maresciallo della Cirenaica hanno lanciato una nuova offensiva a Salah al-Din e Ain Zara. In particolare Ain Zara, oasi ad appena 8 chilometri dalla capitale, rappresenta un particolare nodo strategico per lanciare l'ultimo assalto alla capitale libica. Il segnale è stato l'abbandono di Haftar dalla conferenza di Mosca, dove avrebbe dovuto siglare un cessate il fuoco. Il suo avversario, Fayez al Sarraj, premier del GNA, il governo riconosciuto dall'ONU, lo aveva già fatto ore prima. Ma l'ex generale dell'aviazione di Gheddafi ha prima chiesto una notte per decidere, poi ha abbandonato la capitale russa. I motivi sono diversi, ma soprattutto ha ottenuto un rinvio ulteriore delle trattative e questo gli permette di proseguire l'offensiva, guadagnare ancora più terreno in modo da iniziare qualsiasi trattativa da una posizione di vantaggio. Anche se onestamente l'attuale fotografia del campo restituisce una Libia già ampiamente sotto il controllo del generale della Cirenaica. A Serraj restano solo piccole enclavi come Tripoli, Misurata e Zawiya, ad ovest della capitale. Cruciale certo il corridoio berbero, che dal Gebel Nafusa, zona di competenza delle milizie Masing arriva fino a Tripoli, è da lì infatti che non a caso partì l'offensiva contro il colonnello nel 2011. C'è dell'altro, la complicata rete di alleanze che sostengono le due fazioni impediscono che Haftar e Serraj possono mai giungere ad un accordo che non sia una capitolazione sostanziale dell'avversario, dato che la posta in palio è il ricco bacino petrolifero libico, la sua cassaforte il Noc, l'equivalente dell'ENI libica. Per questo Haftar ha chiesto più tempo per stringere ancora più l'assedio a Tripoli e mettere finalmente le mani su quel forziere. Qualunque negoziato dovrà partire da questa situazione, il resto, appunto, è faccenda diplomatica che deve solo cristallizzare quel che la guerra ha già ratificato sul campo.

pubblicità