Crisi Turchia, "Sozcu" è una delle tv che Erdogan vuole chiudere

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4 giorni fa

Sozcu, il portavoce, del popolo ovviamente. Già il nome del canale all-news di Istanbul deve suonare molto irritante alle orecchie di Erdogan e del resto è una TV dichiaratamente kemalista all'opposto delle idee del sultano. E non è un caso che sia quella che rischia la chiusura definitiva dopo uno stop di 10 giorni che entrerà in vigore non appena l'autorità per le comunicazioni notificherà il provvedimento. Per ora le trasmissioni proseguono, anche se lo sconcerto per la sanzione più pesante della storia della televisione turca è difficile da nascondere. E Cem Ozkeskin, che ci accompagna per gli studi e la redazione ha l'aria sconsolata di chi si trova di fronte all'ineluttabile, gli chiediamo il perché. "Perché la Turchia è diventata un paese dove è difficile essere un giornalista, dove è complicato lavorare, fare notizia, esercitare la libertà di espressione. Per questo motivo ci aspettavamo questa sanzione. Certo, in una situazione normale, sulla base della legge turca, non avremmo dovuto ricevere alcuna sanzione." Insomma, un clima irrespirabile, come abbiamo visto nei giorni scorsi con gli arresti dei reporter, anche internazionali, Cem conferma. "E' molto difficile essere giornalisti in Turchia indifferentemente se si è turchi o internazionali. Il punto in cui si è arrivati è che è praticamente impossibile lavorare se non si è in sintonia col Governo. In caso contrario gli organismi dello Stato ti colpiscono con attacchi polizieschi ti impediscono l'accesso alla notizia, puniscono il canale, oppure emettono multe salatissime. E' estremamente complicato fare il giornalista indipendente e del resto il confine tra attivista e giornalista si sta assottigliando." Questa è la versione cartacea di Sozcu che con una pagina nera annuncia la chiusura per 10 giorni del canale televisivo, però lancia anche un'iniziativa di abbonamenti a cui hanno risposto in una sola settimana 250mila persone. Il sostegno popolare c'è, come le proteste di piazza, che Cem ritiene riprenderanno anche prima della fine delle festività. Nel frattempo sulla redazione pende la spada di Damocle della chiusura, come di un altro imminente giro di vite del regime. Intanto però finché possono continuano a lavorare. .