Crollo di un ghiacciaio in India, morti e dispersi

07 feb 2021

Un grido di ringraziamento per il ritorno alla vita, un inno degli induisti seguaci di Visnù in questo distretto a nord dell'India. Dopo ore sotto il fango e detriti l'uomo, uno dei pochi fortunati, centinaia invece sono i dispersi, decine i corpi recuperati, è stato salvato dai soccorritori che hanno scavato nel fango nello Stato dell'Uttarakhand, dove, come nella frana del Vajont in Italia, dall'Himalaya indiano parte del ghiacciaio si è staccato ed è precipitato nel fiume di Alaknanda. Un'onda di fango che ha superato e distrutto la diga della centrale del distretto di Chamoli, dove erano al lavoro decine di operai al progetto idroelettrico. Una marea distruttiva che ha proseguito la sua corsa travolgendo case e persone, rimaste sepolte sotto una coltre di fango e detriti. 600 soccorritori arrivati dai vicini distretti che sono riusciti ad estrarre dalle macerie almeno 16 persone ma decine sono i morti e centinaia i dispersi. Soprattutto operai addetti alle due centrali sul fiume Alaknanda. La prima centrale è stata distrutta, mentre la seconda di Dhauliganga è stata danneggiata. La devastazione sul fiume di Alaknanda scuote l'India induista dalle montagne dell'Himalaya, il fiume considerato sacro scorre fino al Gange. Mentre proseguono i soccorsi si ragiona sulle cause. Dalle immagini e i dati diffusi dalla Nasa i ghiacciai dell'Himalaya quest'inverno stanno subendo un ulteriore scioglimento. Un altro segno tangibile dell'innalzamento delle temperature terrestri. Le stagioni dello scioglimento, detta ablazione, sull'Himalaya si concentra tra aprile e settembre. Ma quest'anno si è protratta di 3-4 mesi, dalla fine di gennaio le stazioni meteo presenti sul campo base dell'Everest registrano temperature oltre lo zero anche per otto giorni consecutivi. Temperature che indeboliscono la base, la stabilità dei ghiacci e come in questo caso drammatico determinano distacchi, seminando distruzione e morte.

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