Dagli Usa alla Cina, come stiamo tornando a viaggiare

21 set 2021

Quando scoppiò l'emergenza, la prima comprensibile reazione di ogni Paese, fu quella di chiudere i propri confini per evitare l'aumento dei contagi. Di lì in poi, gradualmente, in molti sono tornati ad aprirsi. Ultimi in ordine di tempo gli Stati Uniti, che hanno messo fine al cosiddetto Travel Ban. Da novembre, i viaggiatori europei, potranno infatti volare al di là dell'Atlantico, a patto che abbiano completato il ciclo di vaccinazione e che ci siano sottoposti a un test almeno tre giorni prima della partenza. In Europa, le condizioni cambiano da Paese a Paese, ma c'è un denominatore comune: la richiesta di un lasciapassare che certifichi l'avvenuta vaccinazione, l'avvenuta guarigione o l'esito positivo di un tampone, per chi desidera entrare in uno dei Paesi dell'area Schengen. Il Regno Unito invece, dal 4 ottobre cesserà di imporre limitazioni ai viaggiatori dei Paesi inseriti nella cosiddetta lista "Ambra", tra cui c'è anche l'Italia, a patto che siano completamente vaccinati e che eseguano un tampone a due giorni dall'ingresso nel Paese. Ancora, in Israele, è stato deciso, in accordo con i Paesi europei, un reciproco riconoscimento dei certificati di immunizzazione o di guarigione dal Covid, a partire dai primi giorni di ottobre. Chi invece continua ad attuare politiche che scoraggiano l'ingresso degli stranieri, è la Cina, che rilascia i visti solo per motivi di necessità e urgenza e solo a persone vaccinate. Per tutti, poi, scatta comunque l'obbligo di quarantena, 14 giorni da trascorrere in una delle strutture, a quanto pare mai molto economiche, individuate dal Governo. Il Paese da cui è partito il virus, ancora non è pronto ad allargare le sue maglie.

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