Dalai Lama: no viaggio Taiwan, non voglio portare scompiglio

10 nov 2021

"Sono solo un vecchio monaco che vuole vivere in pace e portare la pace. Il mondo ha molti problemi ma vanno risolti con un atteggiamento tollerante e coltivando la bontà d'animo. Per questo, per ora, ho rinunciato al mio viaggio a Taiwan. Non mi sembra il caso di andare a portare ulteriore scompiglio in una situazione già complicata". E giù una delle sue coinvolgenti maieutici risate. È in forma il Dalai Lama, nonostante i suoi 86 anni, e dal suo quartier generale di Dharamsala, in India, risponde volentieri alle domande dei giornalisti riuniti a Tokyo, presso la stampa estera, nonostante abbia, da oltre 10 anni, rinunciato ad ogni carica politica e non sia più formalmente il capo del governo tibetano in esilio. "Cina e Taiwan sono destinate a riunificarsi", dice, "ma ciò dovrà avvenire pacificamente, con il consenso della popolazione". A chi gli chiede giudizi su Hong Kong, Xinjiang, eventuale boicottaggio olimpico, risponde in modo sfumato. Lui ad andare in Cina non ha ancora rinunciato. "Al suo tempo incontrai Mao e Zhou Enlai, non vedo perché non potrei incontrare anche Xi Jinping, visto che resterà il potere ancora a lungo", risponde sempre sorridendo ad una domanda sull'annunciata apoteosi del leader cinese. Qui il plenum del partito, in corso in questi giorni, potrebbe consentire di restare al potere fino alla morte. Gli chiediamo del Papa, del fatto che Francesco ancora non l'ha voluto incontrare, a differenza dei suoi predecessori. Chi metterà piede in Cina prima, lei o il Papa? "Eh, questo non lo so proprio. Solo Dio lo sa".

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