Stati Uniti e Russia devono tornare a parlarsi: bisogna riprendere i contatti a tutti i livelli per costruire un negoziato di pace. È un invito tanto forte quanto accorato quello con cui gradi Draghi chiude la sua missione a Washington. Parole che riecheggiano quelle già pronunciate alla Casa Bianca. Bisogna fare tutti gli sforzi necessari per arrivare ad un "cessate il fuoco". Le perplessità americane su una soluzione diplomatica a portata di mano non intimoriscono Draghi che recapita un messaggio europeo e non semplicemente italiano. Premette che l'Ucraina è sovrana anche nello stabilire le condizioni di una pace con Mosca, che non deve però essere imposta o dettata da interessi di certi alleati, soprattutto ora che la Russia non sembra più invincibile. "Non è più valida la risposta che mi veniva data qualche tempo fa quando la guerra sembrava essere diversa, le parti in guerra sembravano avere, come dicevo, c'era un Golia e c'era un Davide. La risposta che mi fu data dal Presidente Putin fu è troppo presto perché bisogna che un accordo sia già pronto". Tutto questo non significa non sostenere Kiev come si sta facendo. A fianco della speaker della Camera, Nancy Pelosi, rimarca come l'aggressione russa sia una grave violazione ma invita a riflettere prima di estromettere Putin dai vertici internazionali come il G20. Senza dialogo non si va da nessuna parte. Piuttosto bisogna pensare ad un piano europeo per la ricostruzione dell'Ucraina. "Un punto molto importante è che questa pace deve essere la pace che vuole l'Ucraina non una pace imposta, né da certo tipo di alleati né da altri". Lo spettro di una crisi alimentare capace di riaccendere migrazioni di massa è reale. Suggerisce di sminare i porti e permettere alle navi russe ed ucraine di riprendere le esportazioni di grano. Guardare al futuro è la sfida per tutti. Lo ricorda mentre ritira il premio dell'Atlantic Council per le leadership esercitate in tempo di crisi. La due giorni americana si chiude all'insegna di una vicinanza tra USA ed Italia, mai messa in discussione, ma anche dell'invito ad ascoltare profondamente umori e sentimenti europei che sulla guerra in Ucraina ora si attendono un cambio di passo.























