Egitto, corte nega scarcerazione a Zaki: altri 45 giioni

07 dic 2020

Vergognosa, crudele, inaccettabile, indegna di un Paese civile. Sono solo alcuni degli aggettivi con cui gli attivisti per i diritti umani e la comunità internazionale definiscono l'ennesimo rifiuto la scarcerazione di Patrick Zaki, il 29enne ricercatore egiziano, studente all'università di Bologna, in prigione da 10 mesi in Egitto. L'udienza sulla custodia cautelare si è svolta domenica, oggi il verdetto. Altri 45 giorni di carcerazione preventiva che in Egitto può durare fino a due anni. L'accusa per Zaki arrestato a febbraio mentre tornava dall'Italia, è di propaganda sovversiva e istigazione al terrorismo, accusa non suffragata da prove certe, come ripetono i suoi legali e come denunciano le organizzazioni non governative. Moltissimi governi, tra cui l'Italia, che da mesi chiedono la sua immediata liberazione. Uno stillicidio esasperante che va avanti da febbraio con condizioni detentive lesive dei diritti umani basilari, stando a uno dei suoi legali che ha visto Zaki solo volta in carcere, il giovane dorme per terra da febbraio e lamenta dolori alla schiena, l'ONG denunciano anche torture e maltrattamenti. Alcuni segni facevano sperare in un esito positivo, l'udienza convocata un mese prima del previsto, lo scongelamento dei beni delle ONG e i pr per cui lavorava Zaki, il rilascio dei 3 dirigenti dell'organizzazione, e invece è arrivata l'ennesima doccia gelata, Riccardo Nuory, portavoce di Amnesty Italia, ha commentato così: la decisione lascia senza fiato e sgomento, è veramente arrivato il momento che ci sia un'azione internazionale guidata e promossa dall'Italia per salvare questo ragazzo, questa storia è anche italiana dell'orrore nel carcere Torah in Egitto. Zaki accusato sulla base di 10 post su Facebook di controversa attribuzione rischia fino a 25 anni di carcere.

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