Caso Eitan, attesa per l'udienza di domani a Tel Aviv. VIDEO

22 set 2021

Da qualunque prospettiva la si guardi, la storia di Eitan è una brutta storia e non poteva essere diversamente, perché prende le mosse da una tragedia, quella della funivia del Mottarone, che già di per sé è un verminaio. Ma la vicenda, seguita con attenzione a tratti isteriche, in Italia e Israele è qualcosa di più, non è solo la lite tra due famiglie che si contendono l'affidamento e la cura dell'unico sopravvissuto a una strage che gli ha portato via entrambi i genitori e i bisnonni paterni, è uno scontro tra culture e visioni del mondo. Da un lato gli zii paterni, che vivono in Italia, cui la giustizia aveva affidato il minore, che ribadiscono come il bimbo fosse di fatto italiano e che la madre avesse deciso di vivere nel nostro Paese. E per questo lo hanno iscritto a una scuola cattolica. Un passo inaccettabile per i nonni materni, Shmuel ed Etty Peleg, che hanno deciso la misura estrema: il rapimento del piccolo per riportarlo in Israele e farlo vivere nel rispetto delle tradizioni familiari. Il fuoco di fila delle dichiarazioni delle due famiglie è la rappresentazione di due mondi che non comunicano. La nonna Etty accusa gli zii di averle impedito di vedere Eitan per 40 giorni, gli zii replicano che invece è stata una sua scelta. I nonni sostengono che Eitan adesso in Israele sta bene, gli zii che è stato plagiato e che il suo Paese di origine adesso gli è estraneo. Entrambe le famiglie si dichiarano fiduciose nella giustizia dello Stato ebraico. Resta da vedere quale sarà la visione che prevarrà, se quella legalista che non può negare che il trasferimento del bimbo in Israele sia venuto a seguito di un crimine, motivo per cui la Procura di Pavia ha incriminato i nonni, oppure se prevarrà l'aspetto culturale e identitario che privilegia la difesa della tradizione familiare. L'obiettivo della zia, indicata come tutrice dalla legge italiana, è l'immediata restituzione del nipote in base alla Convenzione dell'Aja. Il nonno Shmuel, intervistato dalla TV israeliana, si dice invece convinto che un giorno, quando incontrerò mia figlia in paradiso, lei sarà orgogliosa di me per averle salvato il figlio. Quale che sia la decisione della Corte, la frattura resta insanabile e in mezzo resta Eitan.

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