Sì, forse “Bonbong” non è proprio il soprannome più adatto per un futuro presidente. Soprattutto se nella lingua locale, il tagalog, significa “zainetto”, per la sua abitudine di aggrapparsi alle spalle del padre. E andrebbe pure bene, sarebbe perfino tenero, se il padre non fosse Ferdinand Marcos, l’ex dittatore delle Filippine che governò sull’arcipelago con un pugno di ferro tra il 1965 e il 1986. E se sua madre non fosse la leggendaria Imelda, la lady di ferro di Manila, splendida 92enne a rischio ergastolo per almeno 7 reati fiscali: pari in ferocia e amore per il lusso solo a Elena Ceausescu. Insomma, quello che si appresta a diventare –secondo i sondaggi– il prossimo presidente delle Filippine, non sembra avere un curriculum impeccabile. Secondo molti analisti, l’operazione di ripulitura dell’immagine di una delle famiglie più corrotte e di una delle dittature più crudeli del sud est asiatico ha però avuto successo. Marcos Sr, secondo l’opinione pubblica, è l’uomo che ha modernizzato il Paese. Non colui che ha ucciso e incarcerato senza alcuno scrupolo l’opposizione, dato potere ai latifondisti, oppresso le minoranze religiose come i musulmani del Frente Moro. Del resto, il predecessore non è che fosse particolarmente presentabile, anzi. Rodrigo Duterte sarebbe stato quasi caricaturale –se non fosse stato tragico– nel suo essere così sfacciatamente dittatoriale nella sua presidenza. Nella sua “campagna contro la droga” sono morte tra le 15.000 e le 20.000 persone. Ma i suoi squadroni della morte non hanno comunque impedito il dilagare del Covid, una crisi economica cronica e un’inflazione al galoppo. Rischierebbe un processo per le sue imprese, ma la candidata alla vicepresidenza è –sorpresa!– sua figlia Sara Duterte-Carpio. Alleata dei Marcos, inutile dirlo. Note finali sulla candidata dell’opposizione Leni Robredo, con la metà dei consensi. Inutile dirlo, si occupa di diritti civili: un argomento che non sembra scaldare il cuore della maggioranza dei filippini.























