Elezioni Iran, alle urne 58 milioni di cittadini

21 feb 2020

Il nemico da battere è l'astensionismo. E così per dare un segnale all'elettorato, la guida suprema Ali Khamenei si è fatta ritrarre mentre si recava alle urne per primo nella zona più protetta di Teheran. Le sue prime parole sono state un invito e un monito. "La giornata delle elezioni è una festa nazionale" - ha detto - "Votare è un diritto civile e un dovere religioso". Gli ha fatto eco anche il presidente Hassan Rohani in una inusuale concordanza di intenti. "Grazie a Dio" - ha dichiarato dal quartier generale del Ministero dell'Interno - "la nostra Nazione segnerà un'altra vittoria e i nostri nemici saranno nuovamente sconfitti". Sì, perché al di là delle tradizionali divisioni tra conservatori, incarnati dalla Guida Suprema, e i moderati, rappresentati dal Presidente, il vero nemico da battere è la disaffezione alle urne che sarebbe interpretata come un ulteriore segnale di sfiducia nei confronti di un regime che, comunque, è in caduta libera sul fronte dei consensi. A parte, infatti, la breve parentesi in cui la Nazione si è unita nella commemorazione della morte di Qasem Soleimani, il numero uno dell'intelligence iraniana ucciso in un attacco americano, il malcontento ha portato in piazza i manifestanti: prima per il rincaro dei prezzi della benzina, poi per il goffo tentativo di insabbiamento dell'abbattimento del jet ucraino. Per questo le parole del ministro degli esteri Javad Zarif assumono un significato importante. "Probabilmente alcune persone hanno da lamentarsi" - ha, infatti, dichiarato Zarif - "ma vogliono comunque decidere il proprio destino e non permetteranno a una persona seduta a Washington di decidere per loro, tanto più una persona con le mani sporche del sangue del generale Soleimani". Anche se ancora più subdolo dell'astensionismo c'è un altro ostacolo da superare per portare gli iraniani alle urne. Si tratta del COVID-19 che nel Paese ha mietuto due vittime e ha fatto dilagare la paura del contagio.

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