Emissioni sospette, le accuse degli Usa a Fca

12 gen 2017

L’accusa è chiara. Secondo l’Agenzia per la protezione ambientale americana, l’EPA, FIAT Chrysler avrebbe montato su 104.000 veicoli, modelli Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram, dei dispositivi in grado di falsificare i dati sulle emissioni. Una violazione che potrebbe portare a sanzioni civili fino ad oltre 4,5 miliardi di dollari fanno sapere dall’EPA, che però precisa che sono ancora in corso le indagini per stabilire se effettivamente le vetture in questione abbiano emesso più di quanto previsto dai limiti di legge. Questo è proprio il punto su cui insiste FCA nella sua replica. Lo ha precisato lo stesso amministratore delegato, Sergio Marchionne, chiarendo che non ci troviamo di fronte ad un nuovo diesel gate come quello che ha investito la Volkswagen un anno e mezzo fa. In quel caso è stato accertato che le vetture coinvolte producevano più emissioni di quelle consentite e grazie al proprio software riuscivano a dissimulare i dati. “Noi, invece, rispettiamo la regolamentazione – precisa FIAT Chrysler – e nell’ultimo anno abbiamo fornito all’EPA tutte le informazioni sulle nostre strategie che ci permettono di rientrare nei parametri previsti per legge, senza compromettere le prestazioni dei nostri veicoli”. Non solo, FCA avrebbe già dato in passato piena disponibilità ad introdurre un semplice software che potrebbe ulteriormente fornire garanzie dal punto di vista ambientale. Nessuna intenzione da parte del gruppo italo americano di ritirare le vetture coinvolte e la piena volontà di trattare della questione a questo punto solo con l’amministrazione entrante. D’altronde, tra poco più di una settimana, ci sarà un nuovo inquilino alla Casa Bianca, che a capo dell’EPA ha deciso di mettere un personaggio come Scott Pruitt, che ha più volte messo in dubbio i dati su cambiamenti climatici e si è scagliato pubblicamente contro quella che ha lui stesso definito un’ingerenza dell’EPA quando si tratta di leggi e limiti sulle emissioni. Non a caso l’AD, Sergio Marchionne, in conferenza stampa con i giornalisti, ha parlato di tempismo sospetto. “Questa manovra è stata introdotta negli ultimi giorni di una amministrazione che sta per perdere il potere di gestione di questo Paese e che in effetti è stata fatta in uscita. Noi andremo a risolvere il problema con la nuova amministrazione, con un set di persone completamente diverso da quello che adesso ha gestito il problema. Quindi, ci ritroveremo di nuovo a rispiegare e cecare di analizzare il tutto con una serie di persone completamente diverse”. D’altronde, FCA ha sempre vantato ottimi rapporti anche con l’amministrazione Obama, con cui in questi anni ha contribuito a risollevare il settore dell’auto statunitense, ma è pur vero che negli ultimi giorni non sono passati inosservati i ringraziamenti pubblici che Donald Trump ha più volte espresso nei confronti di FIAT Chrysler proprio per gli investimenti promessi sul territorio americano e soprattutto anche per l’intenzione di non continuare a delocalizzare la produzione in Paesi con manodopera più a basso costo. Tutto questo forse avrà anche influito nella decisione dell’EPA, ma di certo avrà comunque un peso nel momento in cui si dovrà gestire la questione tra FCA e la futura amministrazione.

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