Filippine, allerta per il risveglio del vulcano Taal

14 gen 2020

Nuvole di cenere alte 10 chilometri, fiumi di lava improvvisi, con l'eruzione di ieri, il vulcano Taal ha costretto mezzo milione di persone ad abbandonare le proprie case. La sua attività è stata classificata livello 4 su 5. Le province di Batangas, dove è stato proclamato lo stato di calamità, e Cavite sono ricoperte di cenere. La polvere è arrivata fino alla capitale Manila, dove è stato chiuso l'aeroporto. E non è finita. Ora c'è il rischio di un'eruzione esplosiva. Secondo gli esperti potrebbe essere questione di giorni, forse addirittura di ore. Per prevenire la catastrofe è stato chiesto a chiunque viva nel raggio di 17 km di mettersi in salvo. Sono 25 mila i centri per evacuati; molti di più ospiti da parenti. In molti non sono riusciti a lasciare l'area per mancanza di trasporti o per la scarsa visibilità, a causa della coltre di cenere. È entrato in campo anche l'Esercito. Nessuna vittima, per fortuna, ma i disagi sono enormi. Scuole, uffici pubblici e molte aziende chiusi, con gli abitanti invitati a non uscire e un'aria che puzza di zolfo. Il vulcano Tatal è piccolo, ma tra i più pericolosi al mondo. Negli ultimi 500 anni ha eruttato 30 volte, l'ultima nel 1977. In caso di eruzione catastrofica si rischia la contaminazione delle fonti d'acqua fino a 100 km di distanza, in un'area dove vivono 25 milioni di persone. Il contatto con l'acqua del lago vicino potrebbe innescare una reazione micidiale. Le Filippine si trovano lungo la cintura di fuoco che circonda l'Oceano Pacifico, una fascia di placche tettoniche che entrano in collisione provocando terremoti e attività vulcaniche. Solo nell'arcipelago delle Filippine sono attivi più di 20 vulcani.

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