Francesco chiede scusa per discriminazioni ai Rom

02 giu 2019

Ci sono sette bare ricoperte da un panno bianco nel Campo della Libertà a Blaj, sull'altipiano della Transilvania, contengono i corpi di sette vescovi assassinati per odio della fede dal feroce regime comunista, che mise il cattolicesimo fuorilegge in Romania, tentando di cancellarlo per sempre dalla storia e dal cuore del popolo. Quei sette vescovi adesso il Papa li proclama beati davanti a migliaia e migliaia di fedeli riuniti nel luogo simbolo della resistenza cattolica. Qui il 15 Maggio 1948 il regime comunista chiese ai cattolici di abbandonare la loro fede, unendosi alla Chiesa ortodossa, l'allora vescovo greco cattolico Ioan Suciu, abbandonò per protesta il raduno, indicando così ai suoi sacerdoti e ai fedeli che iniziava per tutti loro il tempo della persecuzione e del martirio. Il Vescovo Suciu è tra i sette che vengono dal Papa innalzati agli onori degli altari, tutti morti nelle carceri comuniste. Ma non parla solo delle ideologie del passato, Papa Francesco, anche nel presente, dice, "ci sono ideologie che vogliono in modo più subdolo di un tempo, sradicare le tradizioni culturali e cristiane del popolo, e anche se non usano la violenza tipica dei regimi totalitari, non per questo sono meno pericolose". Colonizzazioni ideologiche che disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia. L'accusa di Francesco è forte, "queste ideologie sono atee come quelle del passato" dice, "seminano paura e divisione, insegnano che tutto è irrilevante se non serve ai propri interessi e inducono le persone ad approfittare delle altre, a trattarle come puri oggetti". Poi, prima di partire per Roma. l'ultimo appuntamento del viaggio è dedicato, sempre nella città di Blaj, alla comunità rom. Benvenuto nella periferia delle periferie, lo saluta un sacerdote che si occupa della comunità e Francesco, inaspettatamente chiede perdono al popolo rom. "E' nell'indifferenza che si alimentano pregiudizi e si fomentano rancori" dice Bergoglio, "e nella storia dell'umanità ci sono sempre Abele e Caino, c'è la mano tesa e la mano che percuote, c'è l'apertura dell'incontro e la chiusura dello scontro, c'è l'accoglienza e c'è lo scarto, c'è chi vede nell'altro un fratello e chi invece un ostacolo sul proprio cammino". Nel cuore portò però un peso, è il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità. La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranee a tanto male. Vorrei chiedere perdono per questo.

pubblicità
pubblicità