Francia, Capo esercito contro Macron per i tagli alla Difesa

19 lug 2017

Gli esperti la definiscono come la più grave crisi politico-militare nella storia della Quinta Repubblica. Di certo, le dimissioni del Capo di Stato maggiore francese, Pierre de Villiers, in polemica con Emmanuel Macron, rappresentano un fatto senza precedenti. A soli due mesi dal suo insediamento e nonostante il risultato plebiscitario alle elezioni legislative, il giovane Presidente ha dovuto fare la voce grossa con il numero uno delle forze armate ribadendo che, Costituzione alla mano, a comandare è l’inquilino dell’Eliseo e chi non è d’accordo si deve accomodare alla porta. Oggetto del contendere: il taglio da 850 milioni al bilancio della difesa annunciato dal Governo in un momento in cui la Francia si ritrova, da un lato, militarizzata con l’operazione Sentinelle per far fronte al terrorismo di matrice jihadista e, dall’altro, impegnata in delicate missioni all’estero. Il programma del neopresidente prevede un cospicuo abbattimento della spesa pubblica con sacrifici per tutti, anche per i militari, nonostante lo stesso Macron continui a ribadire l’impegno ad aumentare i fondi per la difesa per portarli al 2% del PIL entro il 2025. I tagli annunciati per il prossimo anno avevano suscitato subito la dura reazione del Capo di Stato maggiore. “Non mi farò fregare” aveva detto una settimana fa di fronte ai deputati dell’Assemblea nazionale. Un affronto troppo pesante per Macron che lo ha dovuto richiamare all’ordine pubblicamente. “A queste condizioni non sono più in grado di garantire la sostenibilità del nostro modello di difesa e la protezione del Paese” ha scritto nella sua lettera di dimissioni il generale de Villiers, il cui successore è stato già nominato. Una crisi istituzionale che per la leader del Front National, Marine le Pen, mostra gli inquietanti limiti e le gravi derive di Emmanuel Macron.

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