G20, accordo su clima ma mancano le scadenze

31 ott 2021

Ormai è nero su bianco. Il G20 di Roma ha portato i grandi del mondo a certificare che quella sul clima non è più un'emergenza, ma un'urgenza tanto da richiedere uno sforzo comune e migliorativo rispetto agli obiettivi di Parigi. Il riscaldamento globale deve essere mantenuto entro 1 grado e mezzo dai livelli preindustriali, si sottolinea infatti nel comunicato finale del vertice, anche se si lascia spazio ad ognuno per raggiungere questo risultato compatibilmente con le proprie esigenze nazionali. Già perché se tutti riconoscono finalmente che una soluzione non può essere procrastinata, rimangono divergenze sui tempi e sui modi. Cina e India spalleggiate della Russia sono riuscite a far togliere dalle conclusioni la data del 2050 come scadenza per l'azzeramento delle emissioni di CO2, il riferimento è ad un più generico metà secolo ma al contempo la presidenza italiana ha ottenuto un impegno da parte di tutti per rafforzare gli obiettivi di riduzione nazionali da qui al 2030. Importante è poi la moratoria sui nuovi investimenti internazionali per le centrali a carbone, la promessa di 100 miliardi di dollari l'anno da qui al 2025 per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare le sfide della transizione ecologica. Tutti i punti che permettono di lasciare aperta una strada del negoziato per la COP26, che si apre in queste ore, dove però per evitare il fallimento bisognerà passare dalle parole alle azioni, da qui anche le dichiarazioni del Segretario generale dell'ONU Antonio Guterres che ammette di lasciare Roma con le sue speranze insoddisfatte, ma ancora non sepolte guardando verso Glasgow. D'altronde i vertici internazionali si trovano spesso a dover sacrificare risultati concreti sull'altare del compromesso. Compromesso tutt'altro che scontato quando attorno al tavolo ci sono attori così ostici come Cina e Russia, ma a Roma l'approccio multilaterale ha avuto il merito di smorzare alcune rigidità, permettendo ai grandi di arrivare ad una serie di comuni consapevolezze, e non solo sul clima: la lotta alle diseguaglianze, la necessità di una strategia più inclusiva per superare la pandemia, sono stati altri due perni della discussione con l'approvazione di una tassa minima globale al 15% per le multinazionali e gli impegni a vaccinare, entro metà del 2022, il 70% della popolazione globale tutti tasselli che vanno a comporre il mosaico che raffigura il risultato forse più importante di questo G20 a presidenza italiana, il rilancio del multilateralismo nel rispetto delle singole sensibilità come unica possibile chiave per rispondere alle sfide senza confini del nostro tempo.

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