Gen. Vecciarelli: il terrorismo è un male generazionale

31 ott 2019

“Generale, Al-Baghdadi è morto. L'Isis, però, no. Quanto è attuale la minaccia terroristica e quanto è prioritaria?” “Mah, dovremmo entrare nell'ordine di idee che il terrorismo non è un male che si combatte e si vince sul campo di battaglia e in un momento diventa risolutiva una vittoria. Il terrorismo è un male che ci porteremo avanti a livello generazionale, perché Al-Baghdadi si era autonominato califfo di una entità che andava dal nord della Siria all'ovest dell'Iraq. Otto milioni di persone che hanno combattuto, quindi per riorganizzarsi io penso che ci vorrà del tempo e noi dovremo continuare a combattere in tutti i casi in cui si possano ripresentare le stesse situazioni.” “Generale, ricordo la sua audizione degli scorsi mesi in Parlamento e lei aveva parlato di una nuova guerra fredda nella misura in cui le grandi potenze di oggi, come Stati Uniti, Russia e anche Cina, si muovono. Le nuove frontiere del confronto, anche in termini di investimenti per gli armamenti, sono senza dubbio lo spazio e la cyber security, allora voglio chiederle come si colloca l'Italia in questi nuovi contesti operativi.” “L'ambito militare viene utilizzato come amplificatore di potenza, perché tutto ciò che riguarda l'alta tecnologia e, quindi, gli investimenti che vengono fatti in difesa hanno un ritorno che nel sistema economico di ogni nazione vale 3 o 4 volte tanto. L'Italia continua ad essere, nonostante tutte le nostre difficoltà, un Paese tecnologicamente avanzato, che dovrebbe credere, a mio avviso, ancora di più nelle proprie potenzialità e investire in questi settori, soprattutto nella considerazione che porteranno ricadute in tutta la società civile.” “Qual é lo stato delle forze armate oggi rispetto ai compiti di tutela dei nostri interessi nazionali?” “Il valore assoluto della difesa, oggi, sta proprio negli uomini e nelle donne che vi prestano servizio e ritengo che questa sia la ricchezza più elevata. Certamente, per svolgere questo nostro compito abbiamo bisogno di mezzi che devono essere allo stato dell'arte tecnologico, altrimenti si rischia anche la propria vita. La qualità dei nostri mezzi, grazie anche alla nostra industria nazionale, è a un buon livello, direi elevato. La quantità inizia a scarseggiare e, quindi, sarebbe opportuno poter ricorrere a migliori finanziamenti. Dico questo perché è bene che i miei concittadini sappiano che ormai ci poniamo al ventitreesimo su 29 Paesi NATO per quel che riguarda la spesa militare. Noi potremmo giocare un ruolo fondamentale nel contesto europeo, NATO e internazionale. Tra l'altro, a noi guardano come riferimento Paesi che oggi sono, di fatto, su una polveriera. Faccio riferimento più specificatamente ai Paesi dei Balcani, al Nordafrica, al Sahel e al Medioriente.” “Generale, tra i Paesi che guardano a noi, che lei ha citato, del Nordafrica c'è la Libia e noi siamo impegnati ancora in Libia. Qual è la posizione dell'Italia?” “Purtroppo la Libia vive questo stato di difficoltà interno tra due contendenti che continuano a identificare la supremazia dell'uno sull'altro come la soluzione al problema. Noi ci siamo posti proprio con il nostro contingente a mediare nella disponibilità di poter soddisfare esigenze, soprattutto di soccorso alla popolazione, sia se appartengono all'una o all'altra parte. Ritengo che non ci possa essere una soluzione militare. Confido che entrambi si rendano conto che l'unica via è quella dell'accordo, un accordo che può trovare soddisfazione anche a breve termine, dal quale potrebbe scaturire veramente un livello di vita migliore per tutti i libici e per noi di riflesso.”.

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