Giornate difficili per Trump tra Corte Suprema e proteste

19 giu 2020

I dreamers hanno ancora diritto a sognare. La Corte Suprema, con una maggioranza di 5 a 4, ha bloccato la proposta di Trump per affossare il Daca, il programma creato dell'amministrazione Obama nel 2012 per proteggere legalmente, anche dal rischio di rimpatrio, i cosiddetti dreamers, i ragazzi entrati, ancora bambini, illegalmente negli Stati Uniti. Una battuta d'arresto pesante per la Casa Bianca, che ha fatto infuriare il Presidente, senza freni, su Twitter. Una decisione politica che è uno schiaffo in faccia a chi si definisce orgogliosamente repubblicano e conservatore, scrive Trump, che promette che a settembre presenterà una lista di nomi per la Corte Suprema, fra cui andrà a scegliere il prossimo giudice, se sarà rieletto, quando si renderà necessario. Gli incarichi alla Corte Suprema, infatti, sono a vita o fin quando un giudice non decide autonomamente di ritirarsi e negli ultimi 3 anni la maggioranza dovrebbe in realtà essere passata proprio ai repubblicani, quelle due nomine fatte da Trump, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, ma come in questa occasione alcuni dei voti conservatori oscillano, ed è successo spesso negli ultimi tempi, con la decisione, ad esempio, sui diritti sul posto di lavoro per la comunità LGBT o sulla bocciatura dei tentativi del Governo di bloccare le città santuario per gli immigrati irregolari negli Stati democratici. Ma ieri le brutte notizie per Trump non sono arrivate solo dalla Corte Suprema; Facebook ha deciso di rimuovere dalla sua piattaforma, uno spot elettorale della campagna del Presidente, che presentava un simbolo usato dai nazisti nei campi di concentramento, un triangolo rosso rovesciato. E poi ci sono le proteste antirazziste, che continuano in tutto il Paese, che oggi si annunciano numerose e particolarmente significative, considerata la data simbolica, Il 19 Giugno, meglio conosciuto come il Juneteenth, è il giorno in cui si celebra la fine della schiavitù, perché è la data in cui, nel 1865 il Texas fu l'ultimo Stato ad abolirla e più di un secolo e mezzo dopo si marcia ancora, questa volta per provare ad abolire le ingiustizie.

pubblicità