Golpe in Birmania, nuova accusa per Aung San Suu Kyi

Mentre le Nazioni Unite minacciano gravi conseguenze, alcuni paesi come gli Usa hanno già riattivato vecchie quanto inefficaci sanzioni, i militari birmani non accennano ad allentare la morsa della repressione, anzi nelle ultime ore cresce il timore che la situazione possa ulteriormente precipitare. "Attenzione: di notte arrivano i lupi pronti a sbranarvi" urlano gli altoparlanti del Ta Ma Tav, l'esercito birmano, i cui membri sono appunto soprannominati Lupi per la loro lotta feroce e assieme ai lupi si muovono ora migliaia di ex detenuti comuni liberati dalla giunta militare in questi giorni in una sorta di amnistia non ufficiale che prendono di mira i manifestanti inseguendoli sin nelle proprie case saccheggiandole. Oggi in molte città del Paese sono continuate le manifestazioni di protesta e nell'ex capitale Rangoon centinaia di cittadini hanno di nuovo occupato il sagrato della pagoda Shwedagon simbolo delle proteste popolari e in passato teatro di sanguinose cariche da parte di militari. Nessuna notizia su Aung San Suu Kyi e i leader del vecchio Governo, che continuano ad essere relegati nelle rispettive abitazioni senza possibilità di comunicare all'esterno.

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