Google, corte Ue conferma multa Ue da 2,4 mld

10 nov 2021

L'Unione Europea si conferma lo scoglio più appuntito e più difficile da circumnavigare nell'oceano senza regole in cui sguazzano i giganti del web. Il Tribunale UE ha respinto il ricorso di Google contro la decisione della Commissione europea che condannava il gigante di Mountain View a pagare una multa da 2,42 miliardi di euro per abuso di posizione dominante. I giudici di Lussemburgo hanno rigettato la richiesta di Google di non pagare la sanzione e l'hanno, anzi, confermata, avallando in toto la decisione della Commissione europea, che nel 2017 aveva condannato il motore di ricerca per aver sistematicamente dato un posizionamento preferenziale al proprio servizio di shopping, lasciando indietro i rivali nei risultati di ricerca. Come ricordato dai suoi portavoce, commentando la sentenza, Google si era adeguato alla decisione all'epoca, modificando il funzionamento dei suoi servizi per gli acquisti ma non voleva pagare la multa, definita dai suoi legali "scorretta sia in termini legali che fattuali ed economici". Un'ammenda che, fra l'altro, è stata la prima di tre sanzioni antitrust che Bruxelles ha inflitto negli ultimi anni al colosso del web, per un totale di oltre 8 miliardi di euro. Google ha spiegato che ora valuterà il da farsi, considerando che ha facoltà di ricorrere in appello presso la Corte di Giustizia UE, giudice di ultima istanza nell'impalcatura giuridica europea. Ma comunque la sentenza, già arrivata da Lussemburgo, segna una vittoria importante per la Commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, che sta cercando di regolamentare il big tech sul mercato europeo e in generale per un'Unione che su questi dossier continua a mostrarsi più decisa e forse più coraggiosa, non solo dei legislatori americani, ma anche dei vicini inglesi. Basti pensare che nelle stesse ore in cui arrivava il giudizio di Lussemburgo, la Corte Suprema del Regno Unito dava invece ragione a Google, bocciando una class action da 3 miliardi e mezzo di euro contro la multinazionale accusata, da oltre 4 milioni di utenti britannici, di monitorare segretamente le attività internet degli utenti iPhone.

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