Corsa agli sportelli, banca che rischiano il fallimento e il governo federale che ne prende il controllo, intere divisioni vendute a un soldo, prima che un autorevole Presidente dica: faremo tutto quello che serve. Sembra un film già visto, ma non è il 2008, non è Lehman Brothers e l'incendio è contenuto. Biden in versione pompiere interviene per spegnere il rischio che l'insolvenza della Silicon Valley Bank, la banca delle startup californiane, inneschi un domino nel settore finanziario americano. "L'America può essere sicura che il sistema bancario è al sicuro. I depositi sono al sicuro. E voglio assicurarvi che continueremo a fare tutto il necessario". Wall Street gli crede e non crolla. La SVB era una banca minore, ma considerata sistemica per tutto quel settore tecnologico che tiene in piedi lo stato più ricco d'America, le imprese che finanziava avranno accesso ai loro conti grazie al fondo federale di assicurazione sui depositi. Con Signature e Silvergate, due istituti ancora più piccoli, che gestivano miliardi nell'oscuro mondo delle criptovalute, è la terza banca a chiudere in pochi giorni strangolata dai continui rialzi dei tassi di interesse che a questo punto forse, nella prossima riunione della Fed, il 22 marzo, saranno più contenuti. La Casa Bianca chiede una nuova regolamentazione dei requisiti patrimoniali, biasimando l'allentamento deciso con l'ok bipartisan del Congresso, sotto la precedente amministrazione, per banche considerate appena, regionali.























